VOCE
CRESPINO
16.02.2026 - 09:00
Si è svolta venerdì sera, nella sala consiliare di Crespino, la commemorazione del Giorno del Ricordo con l’incontro dal titolo “La frontiera orientale d’Italia tra storia e memoria”.
Un appuntamento di approfondimento culturale dedicato alle vittime delle foibe e all’esodo giuliano-dalmata, promosso da Bruno Malaspina, Presidente della biblioteca e del Comitato 10 Febbraio, con il patrocinio del Comune, insieme all’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia di Rovigo e a LN 1891.
“Da anni il mio impegno è mantenere viva la memoria su un evento storico drammatico ma ancora poco conosciuto”, ha spiegato Malaspina, sottolineando la presenza dell’ospite d’eccezione, il professor Guido Rumici, studioso e saggista che da tempo raccoglie e documenta le testimonianze degli esuli.
A moderare l’incontro l’architetto e studioso Daniele Milan: “Ancora pochi conoscono le vicende delle migliaia di persone che hanno abbandonato improvvisamente le loro terre diventando esuli. Ho incontrato persone nei paesini dell’Istria che mi hanno raccontato le loro storie col cuore in mano”.
E ha aggiunto: “Serate come questa servono per riportare a galla questo dolore ed evitarne l’oblio”.
Il cuore della serata sono state le testimonianze raccolte dal professore Rumici in una collana frutto di un intenso lavoro di ricerca sul campo iniziato nel 2008. “Ho intervistato migliaia di persone oltre il confine, gente comune che mi ha raccontato ciò che ha vissuto. Non ho messo in primo piano la politica, ma le storie che documentano il clima dell’epoca”.
L’incontro si è aperto con un excursus storico sull’esodo forzato delle popolazioni italiane dall’Istria, dalla Dalmazia e dal Quarnaro nel secondo dopoguerra. A rendere ancora più coinvolgente l’atmosfera sono state le letture di Astrid Scaffo, scrittrice polesana pluripremiata, che ha dato voce a una decina di testimonianze. Tra le più toccanti, quella di una madre che racconta la fame, il razionamento e il buio forzato nelle case per sfuggire ai bombardamenti; quella di Francesco, ancora alla ricerca dei genitori e ai quali ogni anno porta un fiore sulla foiba dove presume siano stati gettati; e quella del pugile Nino Benvenuti, esule istriano, che ricordava l’infanzia segnata dal terrore della polizia di Tito e la perdita del fratello infoibato.
La serata si è chiusa con una riflessione amara: in Croazia e Slovenia il tema resta spesso un tabù e manca ancora un monumento commemorativo condiviso. Un segnale importante è arrivato invece in Italia nel 2020, quando il presidente Sergio Mattarella e il presidente sloveno Borut Pahor hanno reso omaggio alle vittime a Basovizza. Ma, come emerso dall’incontro, la strada per una memoria pienamente condivisa è ancora lunga.
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