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Padova

Schiaffi, pugni e minacce col coltello alla ex

Una 48enne finisce in ospedale con una prognosi di venti giorni dopo l’ennesima aggressione: arrestato l’ex compagno, 22 anni

«Non ho niente da prendere». Poi gli schiaffi, i pugni e quel coltello in mano: l’aggressione dell’ex a Padova accende l’allarme sulle violenze domestiche

Una 48enne finisce in ospedale con una prognosi di venti giorni dopo l’ennesima aggressione: arrestato l’ex compagno, 22 anni. Inchiesta della Procura, misure cautelari convalidate. Ecco cosa sappiamo, cosa manca e come chiedere aiuto

La porta dell’appartamento si richiude con un colpo secco. Fuori, sul pianerottolo, la fuga disperata; dentro, i segni di una discussione che in pochi minuti si trasforma in violenza: schiaffi, pugni, la minaccia di un coltello impugnato per intimidire. È il pomeriggio di martedì 10 febbraio 2026. A Padova una donna di 48 anni prova a proteggersi come può: scende in strada, chiede aiuto, chiama le forze dell’ordine. Al suo arrivo in ospedale, i medici redigono una prognosi di 20 giorni. Poco dopo, gli agenti fermano l’ex compagno: 22 anni, cittadino marocchino, già al centro di precedenti segnalazioni per episodi analoghi. L’uomo viene arrestato con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali; l’inchiesta è coordinata dalla Procura della Repubblica di Padova. Il Gip convalida le misure cautelari, mentre la Questura di Padova avvia l’iter amministrativo per la possibile revoca del permesso di soggiorno. Sono tasselli di una cronaca che, al di là del caso specifico, restituisce l’urgenza di una questione: come spezzare la catena della violenza domestica prima che sia troppo tardi.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Squadra Mobile e riportato dalle cronache, il 22enne si sarebbe presentato con il pretesto di recuperare alcuni effetti personali. È un passaggio purtroppo ricorrente nei casi di violenza di prossimità: l’aggancio è un motivo “ragionevole” che spalanca la porta a un confronto ravvicinato e, spesso, a un’escalation. Nel giro di pochi istanti la lite degenera: schiaffi e pugni, la presenza di un coltello a rinforzare la minaccia, la corsa della donna verso l’esterno per sottrarsi all’aggressione. Gli agenti, allertati, rintracciano i due vicino al portone di casa. L’arresto scatta poco dopo; per la donna scatta invece il percorso sanitario e la cura delle ferite. I precedenti accessi delle forze dell’ordine e le denunce pregresse – su cui era già aperto un fascicolo – delineano un quadro di reiterazione che in sede giudiziaria orienta le misure.

Il procedimento, affidato alla Procura di Padova, si muove nell’alveo dei reati di art. 572 c.p. (maltrattamenti) e lesioni personali, con la possibilità di contestare anche condotte di minaccia aggravata per l’uso dell’arma bianca, ove confermato. La Questura ha reso noto l’arresto e il trasferimento nel carcere di Due Palazzi. In parallelo, per il profilo amministrativo, è stato attivato l’Ufficio Immigrazione per l’avvio della procedura di verifica dei requisiti del permesso di soggiorno: un iter che non è automatico e che prevede valutazioni puntuali, nel rispetto della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva. Sul piano cautelare, il Gip ha convalidato il fermo e disposto il divieto di avvicinamento alla persona offesa e ai luoghi da lei frequentati: un presidio necessario nelle ore e nei giorni successivi, quando il rischio di recidiva può aumentare.

Il caso padovano non è un episodio isolato. I numeri fotografano una piaga che attraversa il Paese. Secondo un’analisi pubblicata a gennaio 2026, nel 2025 si contano in Italia almeno 84 femminicidi, con la metà dei delitti maturati in ambito familiare o affettivo. Gli osservatori segnalano un calo nel confronto con l’anno precedente nei primi nove mesi del 2025, ma il fenomeno resta drammatico e diffuso. Sono dati che vanno letti con cautela, ma che, incrociati con i flussi delle chiamate al 1522, parlano di una maggiore emersione delle richieste di aiuto e di un’attenzione pubblica più alta, specie dopo casi eclatanti.

Sul fronte dell’accesso ai servizi, il 1522 – numero nazionale antiviolenza e stalking, attivo 24 ore su 24 – ha registrato negli ultimi anni un aumento significativo dei contatti: i report Istat documentano picchi di crescita, con oscillazioni trimestrali ma con volumi stabilmente superiori al passato. Per gli operatori e le operatrici di rete, questo significa dover gestire più segnalazioni, più invii ai Centri antiviolenza, più percorsi di presa in carico. L’incremento non fotografa necessariamente più violenza, ma più consapevolezza e più fiducia negli strumenti di protezione.

Dal 2019, con la legge n. 69/2019 – il cosiddetto “Codice Rosso” – il sistema giudiziario ha una corsia preferenziale per i procedimenti relativi a violenza domestica e di genere. Tra gli obiettivi: accelerare l’ascolto della persona offesa, rendere più tempestivi gli interventi cautelari, inasprire le pene per i reati spia (come stalking, lesioni, violenza sessuale). La ratio è semplice: nella cronologia della violenza, le prime 72 ore dopo la denuncia o l’aggressione possono fare la differenza tra un intervento salvifico e un epilogo irreparabile. Il caso padovano mostra l’applicazione concreta di questo impianto: attivazione immediata delle forze dell’ordine, raccordo con la Procura, convalida del Gip, e successivi profili amministrativi in Questura.

Nella città euganea operano da tempo sinergie tra forze di polizia, autorità giudiziaria, servizi sanitari e centri antiviolenza. I percorsi ospedalieri dedicati – spesso identificati come “Percorsi Rosa” – permettono triage, refertazione e attivazione di tutela in tempi rapidi. Sul piano informativo, il Dipartimento per le Pari Opportunità promuove campagne periodiche per rendere il 1522 ancora più conosciuto, con mediatori linguistici e supporto anche via chat, in più lingue, compreso l’arabo. Sono tasselli essenziali per abbattere barriere culturali, amministrative e di dipendenza economica, tra i fattori che più spesso ostacolano la denuncia.

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