VOCE
lo studio
17.02.2026 - 22:00
I dialetti stanno scomparendo. Ma il Veneto è la regione italiana che guida la “resistenza”. Perché, a livello percentuale, è l’area del Paese nella quale il dialetto è ancora “lingua viva”, parlata dal numero maggiore di persone in vari contesti: abitualmente in modo esclusivo in famiglia dal 22,8% dei veneti, rispetto al 9,6% degli italiani, fra amici dal 19,9% dei veneti, mentre è l’8% a livello nazionale e con estranei dal 6% dei veneti a fronte di un 2,6% di italiani nel complesso. Oltre al Veneto, i dialetti che resistono sono il napoletano, il calabrese e il siculo.
A tracciare il ritratto della parlata degli italiani è l’Istat con la ricerca, appena pubblicata “L’uso della lingua italiana, dei dialetti e delle lingue straniere”. E il dialetto ne esce con le ossa rotte: “L’uso esclusivo o prevalente del dialetto - spiega l’Istat - in linea con la tendenza osservata negli ultimi decenni, continua a ridursi. Tra il 1988 e il 2024 la quota di persone di 6 anni e più che lo utilizzano in famiglia si è ridotta dal 32% al 9,6%. Una dinamica analoga si riscontra nel contesto amicale, dal 26,6% all’8%, e nella comunicazione con gli estranei, dal 13,9% al 2,6%. Nell’ultimo decennio si evidenzia, inoltre, una flessione anche dell’uso misto di italiano e dialetto nei contesti più intimi, segnale di un progressivo consolidamento dell’italiano come lingua di riferimento quotidiano”.
Ci sono, però, differenze legate all’età ed al genere: “L’uso prevalente dell’italiano diminuisce all’aumentare dell’età: in famiglia la quota di persone di 6-24 anni che si esprimono principalmente in italiano è pari al 67,3%, mentre scende al 45,8% tra gli ultrasessantacinquenni. Specularmente, l’uso quasi esclusivo del dialetto aumenta con l’età, passando dal 2,7% dei più giovani (6-24 anni) al 19% delle persone di 65 anni e più. Tra i più giovani, l’uso dell’italiano o del dialetto riflette in larga misura le abitudini linguistiche familiari. Quando entrambi i genitori parlano prevalentemente italiano in casa, il 95,9% dei bambini e dei giovani tra i 6 e i 24 anni fa lo stesso, una quota due volte e mezzo superiore rispetto ai coetanei con genitori che parlano dialetto (37,9%). Al contrario, se entrambi i genitori utilizzano il dialetto (in modo esclusivo o alternato all’italiano) il 60,8% dei figli parla a sua volta dialetto, contro appena il 3,5% tra i giovani con genitori che comunicano prevalentemente in italiano”. Le donne, invece, “tendono a esprimersi più frequentemente in italiano, sia in famiglia (55,3% rispetto al 51,9% degli uomini), sia con gli amici (62,6% contro 54,7%). In ambito familiare il divario di genere emerge a partire dai 25 anni, raggiunge l’ampiezza massima tra i giovani fino a 34 anni, si riduce nelle età centrali e tende ad annullarsi tra gli anziani”.
Il calo del dialetto è dovuto ad un’ascesa dell’italiano, più che ad una crescita di altre lingue madri: “Negli ultimi anni - precisa l’Istat - il quadro linguistico del Paese si è evoluto verso una crescente diffusione della lingua italiana a scapito dell’uso dei dialetti e di un progressivo ampliamento della diffusione delle lingue straniere, seppur ancora limitata nei livelli di conoscenza. Negli ultimi 10 anni, infatti, la contenuta crescita della popolazione straniera, che nei diversi contesti relazionali ha abitudini differenti, non ha alterato i comportamenti linguistici osservati sul totale della popolazione residente. Nel 2024 quasi la metà della popolazione di 6 anni e più (48,4%) parla solo o prevalentemente italiano in tutti i contesti relazionali con forti differenze tra i contesti relazionali di prossimità e quelli sociali più ampi: il 53,6% parla prevalentemente italiano in famiglia, il 58,7% con gli amici e l’82,6% con gli estranei”.
Per quanto riguarda le altre lingue, “una persona su 10 (10,1%) parla un’altra lingua in almeno un contesto relazionale, quota che varia in base alla lingua madre posseduta: è pari al 3,1% tra le persone di lingua madre italiana, mentre sale al 69,1% tra chi è di lingua madre straniera”.
Tornando al dialetto, “circa quattro persone su 10, il 42% - spiega l’Istat - utilizzano il dialetto in almeno un ambito relazionale, in forma esclusiva o alternata all’italiano. Il suo uso è più frequente nelle relazioni più strette, 38% in famiglia e 35,5% tra amici, mentre solo il 13% lo utilizza nei rapporti con gli estranei. L’uso esclusivo del dialetto è molto limitato e relegato alla cerchia familiare e amicale. Poco più di una persona su 10 (11,2%) utilizza solo o prevalentemente il dialetto in almeno un ambito relazionale: il 9,6% in famiglia, l’8% con gli amici e il 2,6% con gli estranei. Molto contenuta la quota di chi parla solo o prevalentemente dialetto in tutti gli ambiti relazionali (2,3%)”.
Il commento. Poche persone come Gianni Sparapan, rappresentano un baluardo del nostro dialetto, già professore di italiano alle superiori, scrittore dialettale e studioso della lingua veneta, autore anche di un dizionario del Basso Veneto e di una grammatica. “Non solo i dialetti, ma tante lingue se ne andranno - spiega - Purtroppo, è un fenomeno irreversibile, perché a livello mondiale domina l’inglese, anche se è un inglese conosciuto superficialmente, con poche parole. Invece, ogni lingua, ogni parola, ogni modo di dire ha una ricchezza incomparabile. Ci sono sentimenti e sensazioni che solo una parola può descrivere. Anche quando la traduciamo perde il suo valore espressivo. In Veneto il dialetto resiste perché ha una tradizione millenaria”.
Il problema è “generazionale”: “Vedo già la differenza fra il veneto che parlo io e quello dei miei figli, dal 60% al 40%, i bambini saranno al 10%. E una lingua, se non la usi scompare. Però è vero anche il contrario: io stesso mi accorgo che non uso più delle parole perché non ci sono più gli oggetti a cui facevano riferimento. Venendo mancare consuetudini, attrezzi, oggetti e tradizioni, per forza le lingue parlate si impoveriscono. Il problema è che sono sempre meno anche le persone che sanno scrivere in corretto italiano”. Sparapan rimarca con vigore: “La lingua è un bene fondamentale, una ricchezza. Anche se molti non non comprendono l’importanza. Più parole uno possiede, più è ricco e meglio può esprimere il proprio mondo. Senza parole non si riesce nemmeno a pensare. Anche nei sogni ci sono le parole. Nei miei sogni i dialoghi sono in dialetto veneto”.
Si può salvare il dialetto? “Bisognerebbe farlo, per frenare l’impoverimento linguistico. Insegnare il veneto nelle scuole servirebbe non tanto per tenere in vita un qualcosa che se ne andrà, perché tutto se ne va, è la natura, ma per conservare parole, perché ogni parola ha una sua storia oltre al significato, e anche la grammatica, che ha regole scientifiche. E’ tutta ricchezza in più”.
La Voce nuova | Direttore responsabile: Alberto Garbellini
Editrice Editoriale la Voce Soc. Coop. | Piazza Garibaldi, 17 - 45100 Rovigo Telefono 0425 200 282 - Fax 0425 422584 - email: redazione.ro@lavoce-nuova.it
Per la tua pubbicita' su questo sito: commerciale.ro@lavoce-nuova.it
Editrice: Editoriale La Voce Società Cooperativa. “La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo.” Redazione: piazza Garibaldi 17, 45100, Rovigo tel. 0425 200282 e:mail: redazione.ro@lavoce-nuova.it sito: www.lavocedirovigo.it
Pubblicità locale: Editoriale La Voce Soc. Coop. Divisione commerciale Piazza Garibaldi 17 - 45100 Rovigo - Tel. 0425 200282. Pubblicità Nazionale: MANZONI & C. S.p.A. Via Nervesa, 21 - 20139 Milano - Tel. 02 574941 www.manzoniadvertising.com Stampa: Tipre srl Luogo di stampa: via Canton Santo 5 Borsano di Busto Arsizio. POSTE ITALIANE S.P.A. - Sped. in Abb. Post. - D.L. 353/2003
(conv. in L. 27/02/2004, n.46) art. 1, comma 1, DCB (Ro). Testata registrata “La Voce Nuova” Registrazione del Tribunale di Rovigo n. 11/2000 del 09/08/2000.
Testata aderente all’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria www.iap.it. Iscrizione al ROC n. 23289. Associata FILE 