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“Anche noi nella Città del Delta”

“Con 40mila abitanti saremmo la seconda realtà della provincia. E’ una strategia di sviluppo”

“Anche noi nella Città del Delta”

Non solo Porto Tolle, Porto Viro e Rosolina nella nuova “Città del Delta”. Anche Taglio di Po punta alla fusione, o almeno, lo fa la minoranza consiliare, guidata da Davide Marangoni, che nell’ultima seduta di consiglio ha posto il tema. “Purtroppo - considera Marangoni - abbiamo constatato una sostanziale assenza di interesse e di azione da parte dell’attuale amministrazione comunale la quale si è limita a dire che ‘valuteranno le proposte che arriveranno dagli altri Comuni’. E’ evidente che mentre la nostra miope Amministrazione attende proposte, gli altri Comuni intorno a noi iniziano a ragionare senza neanche minimamente coinvolgerci”.

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Per l’opposizione tagliolese, Taglio di Po e Ariano dovrebbero convergere verso la “Città del Delta”: “Osservando dall’alto il sistema urbano che si sviluppa lungo il cordone dunoso, dal Po di Goro fino all’Adige - dice Marangoni - si percepisce già una conurbazione di fatto. La frammentazione amministrativa non corrisponde più alla realtà territoriale. L’elemento che unisce naturalmente queste realtà è la Romea. Non è soltanto una strada: è una spina dorsale territoriale che collega insediamenti produttivi, aree residenziali e servizi. Un Comune unico significherebbe superare la logica della competizione interna per adottare una pianificazione integrata e coerente. Con oltre 40mila abitanti si configurerebbe una realtà di peso provinciale, seconda solo al capoluogo, capace di attrarre investimenti, servizi e progettualità europee”.

Per Marangoni “essere più grandi non significa soltanto contare di più politicamente, significa rafforzare scuole, servizi sociali e sanitari; affrontare con maggiore efficacia la cronica carenza di personale amministrativo; disporre di una struttura tecnica adeguata alla complessità delle sfide ambientali e infrastrutturali; superare bilanci sempre più esigui fondati su entrate straordinarie. Soprattutto, significa poter costruire una strategia di sviluppo sostenibile coerente con la natura del territorio”. E conclude: “Il nostro obiettivo è aprire un confronto pubblico serio, trasparente e partecipato con cittadini, istituzioni e forze sociali. La fusione dei Comuni non è un tabù ma una scelta strategica”.

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