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“Più comunità per il nostro futuro”

“Autonomia sì, ma soltanto se è sostenibile. Meno burocrazia per non tagliare i servizi”

“Più comunità per il nostro futuro”

In un tempo in cui i piccoli Comuni sono chiamati a confrontarsi con sfide sempre più complesse - dalla gestione dei servizi alla carenza di risorse, fino ai temi dell’integrazione e dello spopolamento - il ruolo dei sindaci diventa centrale. A Guarda Veneta, paese di poco più di mille abitanti nel cuore del Polesine, il primo cittadino Sandro Andreotti offre una fotografia lucida e realistica della comunità, senza nascondere difficoltà e prospettive. Ne emerge il ritratto di un territorio che vuole restare se stesso, ma che è consapevole della necessità di fare rete per non rimanere indietro.

Sindaco, come descriverebbe i suoi concittadini?

“I cittadini di Guarda Veneta sono persone molto legate al proprio paese, concrete e abituate a rimboccarsi le maniche. C’è una componente di prudenza, a volte anche di diffidenza verso i grandi cambiamenti, ma nasce da esperienze passate difficili. Quando però vengono coinvolti, sanno essere collaborativi, solidali e molto attenti alla vita della comunità”.

Con pochi collaboratori e poche risorse, quanto è complicato garantire tutti i servizi richiesti dallo Stato?

“E’ estremamente complicato. I piccoli Comuni devono gestire gli stessi adempimenti degli enti più grandi, ma con una frazione del personale. Questo significa lavorare spesso in affanno e rischiare di perdere opportunità, non per mancanza di volontà, ma per limiti strutturali”.

Ha ancora senso mantenere l’autonomia dei Comuni sotto i mille abitanti?

“L’autonomia ha senso se è sostenibile. Le fusioni possono portare vantaggi, ma rischiano di essere vissute come una perdita di identità, come dimostrato dal referendum con Polesella. Io vedo più realistica l’aggregazione dei servizi, partendo dal confronto con i cittadini e costruendo una rete tra Comuni simili”.

Accorpando i piccoli Comuni si rischia di perdere il legame diretto con i cittadini?

“Sì, il rischio esiste ed è reale. Nei piccoli Comuni il rapporto diretto è un valore fondamentale. Ogni riorganizzazione deve garantire rappresentanza e coinvolgimento, altrimenti anche le soluzioni più efficienti rischiano di fallire”.

Se potesse lanciare un messaggio al governo e alla Regione Veneto, cosa chiederebbe?

“Meno burocrazia e più fiducia. Servono regole più flessibili e risorse adeguate, altrimenti si è costretti a tagliare sui servizi essenziali”.

L’arrivo di famiglie immigrate: come sta vivendo Guarda Veneta questo processo?

“Non parlerei di un problema, ma di una sfida. E’ un’opportunità contro lo spopolamento, ma richiede dialogo e politiche di integrazione per evitare tensioni”.

Qual è il ruolo delle associazioni?

“Fondamentale. Le associazioni rappresentano un sostegno prezioso alla comunità. Per questo abbiamo previsto contributi e sedi dedicate, oltre alla creazione di una consulta per coordinare le iniziative”.

Come immagina Guarda Veneta tra 10 anni?

“Un paese capace di mantenere la propria identità ma anche di rinnovarsi, attrarre nuove famiglie e valorizzare il territorio. Meno isolamento, più rete e una comunità ancora protagonista del proprio destino”.

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