VOCE
RELIGIONE
18.02.2026 - 20:00
Con l’avvistamento della prima falce di luna crescente prende avvio il Ramadan, il periodo più solenne per l’Islam. Tra il 17 e il 18 febbraio lo sguardo dei fedeli si alza al cielo per individuare il sottile arco luminoso che segna l’inizio del nono mese del calendario islamico. Anche a Roma, al Centro Islamico Culturale d’Italia – Grande Moschea di Roma, è previsto un momento pubblico dedicato all’osservazione astronomica che sancirà ufficialmente l’ingresso nel mese sacro.
Il Ramadan occupa un posto centrale nella vita religiosa musulmana. Secondo la tradizione, proprio in questo periodo il profeta Maometto ricevette le prime rivelazioni del Corano. Il digiuno rituale, il sawm, è uno dei cinque pilastri dell’Islam e rappresenta un obbligo per ogni adulto in buona salute. È un tempo di raccoglimento, lettura del testo sacro, carità e intensificazione della preghiera, vissuto come esercizio di disciplina interiore e di consapevolezza spirituale.
Dall’alba al tramonto i fedeli si astengono non solo dal cibo ma anche dall’acqua, dal fumo e dai rapporti coniugali. La giornata inizia prima del sorgere del sole con il suhur e si conclude al calare della sera con l’iftar, il pasto che rompe il digiuno. L’astensione non è prevista per chi si trova in condizioni di fragilità, come malati, anziani vulnerabili, donne in gravidanza o in allattamento e bambini. La privazione materiale assume così un significato etico e religioso, orientato all’autocontrollo e alla solidarietà verso chi vive nel bisogno.
Alle cinque preghiere quotidiane si aggiunge, durante il Ramadan, un momento notturno comunitario, le tarawih, raccomandato ma non obbligatorio. Le moschee si riempiono dopo il tramonto per l’ascolto della recitazione del Corano, distribuita nell’arco dell’intero mese. La dimensione collettiva rafforza il senso di appartenenza e sottolinea il valore spirituale della notte nel calendario sacro.
La durata del Ramadan non segue il calendario gregoriano ma quello lunare islamico, più breve di circa dieci giorni. Per questo motivo la ricorrenza arretra ogni anno rispetto alle stagioni. Nel 2026 il mese corrisponde all’anno 1447 dell’era Hijri, calcolata a partire dall’Egira, la migrazione di Maometto dalla Mecca a Medina nel 622 d.C. La conclusione è attesa intorno al 19 o 20 marzo, sempre subordinata all’osservazione della luna.
L’eventuale interruzione del digiuno è regolata da precise norme religiose. Chi è costretto a sospenderlo per necessità deve recuperare i giorni non osservati o, se impossibilitato, provvedere a un’offerta destinata a sfamare una persona bisognosa per ogni giorno mancante, la fidya. In caso di violazione volontaria senza giustificato motivo, la tradizione giuridica prevede un’espiazione più severa, la kaffara, che comporta sessanta giorni consecutivi di digiuno oppure il sostegno alimentare a sessanta persone in difficoltà, come indicato anche dall’Islamic Relief Italia.
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