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L’INCONTRO

“Ecco perchè dire no alla riforma”

L’ex magistrato Casson: “A mio parere basterebbero le leggi ordinarie”

“Ecco perchè dire no alla riforma”

Penso che crediamo tutti nei valori della giustizia, ma perché la necessità di un referendum?” ha esordito così Roberta Cusin, presidente provinciale Acli Rovigo, all'inizio del convegno di ieri sera in Gran Guardia organizzato dal comitato “Società civile per il no nel referendum costituzionale” e “Giusto dire no”, nell'ambito delle molteplici iniziative cittadine e provinciali dedicate all'approfondimento in vista del prossimo referendum del 22 e 23 marzo.

Alla domanda, in un dialogo partecipato e che ha visto una sala gremita, Felice Casson, già magistrato e senatore della Repubblica, noto in particolare per la conduzione di diverse inchieste, da quelle terroristiche, a quelle per la lotta alla corruzione, come nel caso tangentopoli in Veneto, ma anche inerenti la sicurezza ambientale e la tutela dei lavoratori. “Presentare la modifica di 7 articoli come 'riforma della giustizia' è un’assoluta mistificazione. Lo dico perché di recente abbiamo visto esponenti di questo governo dire la stessa medesima cosa, come dalla senatrice leghista Bongiorno; addirittura dall'attuale, sedicente, ministro della Giustizia, Carlo Nordio, basterebbe fermarsi qui anche perché si tratta non di voci sfuggite per caso ma di convinzioni uscite anche in uno degli ultimi libri dello stesso. Ci chiediamo dunque cosa il Governo chiede di riformare veramente. A mio parere, per un maggiore accesso al sistema giustizia, specie quello civile, basterebbero le leggi ordinarie, da tempo proposte ma messe da parte” ha commentato Casson, aggiungendo: “Tuttavia – sorridendo - forse questo sistema fa bene a tanti politici che si trovano in situazioni difficili e che, attraverso poche indagini, un modo per scaricare sull’altro lo trovano sempre”.

Sull'altro punto discusso della separazione delle carriere, ha poi annotato Cusin: “Ci sono da fare gli opportuni distinguo”. “Su questo si dice una cosa inutile – ha ripreso Casson - il giudice già ora ha la massima autonomia e indipendenza, può ragionare in autonomia senza problemi. Occorre ragionare, piuttosto, sulla figura del pubblico ministero: bisognerebbe far passare tutti i magistrati che vogliono andare in procura prima attraverso il tribunale, per capire cos'è un processo, come vengono trattati gli imputati, insomma, capire come funziona la dinamica processuale con la mentalità di un giudice autonomo e indipendente”.

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