VOCE
il caso
19.02.2026 - 18:00
Regione al fianco delle Pro loco per superare le difficoltà burocratiche imposte dalle nuove norme e salvare le sagre. E’ la mozione avanzata, a Venezia, da Cristiano Corazzari, consigliere regionale della Lega. Che ne spiega il senso: “Le Pro loco vanno tutelate. Con questo documento chiedo l’impegno della giunta regionale ad attivarsi con il governo e il ministero dell’economia e delle finanze affinché siano forniti chiarimenti interpretativi in merito all’applicazione delle nuove disposizioni fiscali alle Pro loco e agli enti del terzo settore che organizzano manifestazioni tradizionali. Inoltre, chiedo di attivarsi con il governo e il ministero affinché sia mantenuto il carico fiscale in essere a parità di entrate”.
La mozione chiede inoltre alla Regione di promuovere l’istituzione di un tavolo tecnico con le rappresentanze delle Pro loco venete e con esperti in materia fiscale e del terzo settore, al fine di monitorare le criticità applicative e individuare soluzioni operative; e di valutare l’attivazione di strumenti regionali di supporto informativo e formativo per le Pro loco del Veneto in materia di adeguamento contabile e fiscale.
“Le Pro loco – aggiunge Corazzari - rappresentano infatti una realtà fondamentale del tessuto sociale, culturale e identitario del Veneto, operando prevalentemente attraverso il volontariato e senza fini di lucro. Le manifestazioni organizzate dalle Pro loco, ovvero sagre, feste popolari, fiere e rievocazioni storiche, costituiscono strumenti di valorizzazione delle tradizioni locali, dei prodotti tipici, del patrimonio culturale e dell’economia dei piccoli Comuni. I proventi derivanti dalle attività svolte durante tali manifestazioni - spiega ancora il consigliere leghista - sono generalmente reinvestiti nelle finalità statutarie degli enti e destinati a iniziative di utilità sociale per la comunità locale. Alla luce delle ultime modifiche di legge, l’eventuale classificazione delle Pro loco quali enti commerciali, in caso di prevalenza di proventi considerati ‘commerciali’, comporterebbe un aggravio fiscale, amministrativo e contabile difficilmente sostenibile, soprattutto per le realtà operanti nei piccoli Comuni, tale situazione potrebbe determinare una riduzione o cancellazione di manifestazioni storiche e tradizionali, con ricadute negative sotto il profilo sociale, culturale ed economico per i territori”.
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