VOCE
vista
19.02.2026 - 09:00
Non sono i display di smartphone e tablet a compromettere la vista, ma l’uso prolungato degli occhi in spazi chiusi e poco illuminati. È quanto emerge da una ricerca del College of Optometry della State University of New York, pubblicata su Cell Reports, che propone una nuova chiave di lettura sull’aumento globale della miopia.
Lo studio descrive un meccanismo fisiologico preciso: quando si legge o si osserva uno schermo a distanza ravvicinata, la pupilla si restringe per migliorare la messa a fuoco. In condizioni di scarsa illuminazione, questa risposta riduce ulteriormente la quantità di luce che raggiunge la retina, creando una sorta di insufficienza luminosa. La retina, privata di stimoli adeguati, invia segnali deboli alle strutture oculari in crescita, favorendo un progressivo allungamento del bulbo e quindi lo sviluppo della miopia.
Secondo gli autori, il fattore critico non sarebbe il dispositivo in sé, ma la combinazione tra lavoro prolungato da vicino e bassa illuminazione ambientale. Una dinamica che caratterizza sempre più spesso lo stile di vita contemporaneo, segnato da attività svolte prevalentemente al chiuso.
I numeri confermano la portata del fenomeno. In Europa e negli Stati Uniti circa la metà dei giovani è miope; in Asia orientale si registrano percentuali che sfiorano il 90 per cento. Se la predisposizione genetica rappresenta la base, è l’ambiente a determinare l’accelerazione del fenomeno.
La nuova ipotesi contribuisce anche a ricomporre evidenze già note. È documentato che trascorrere tempo all’aperto riduce il rischio di miopia e che esistono strumenti terapeutici efficaci, come le lenti a defocus periferico e l’atropina a basse dosi. Secondo questa interpretazione, tali interventi avrebbero un denominatore comune: aumentare l’illuminazione retinica e limitare la costrizione pupillare prolungata, influenzando così i meccanismi che regolano la crescita oculare.
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