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Export, l’Italia corre oltre i dazi

Record storico e sprint americano spingono il Made in Italy

Export, l’Italia corre oltre i dazi

Made in Italy archivia il 2025 con numeri che segnano una nuova soglia record e ridisegnano la mappa della competitività globale. Secondo i dati diffusi dall’ Istat, le esportazioni italiane hanno raggiunto i 643 miliardi di euro, in crescita del 3,3% rispetto all’anno precedente, con un saldo commerciale che supera i 50 miliardi contro i 48,287 del 2024. Un risultato che consolida la traiettoria espansiva nonostante le tensioni commerciali e le barriere tariffarie internazionali.

A sostenere il bilancio contribuiscono anche importazioni in aumento del 3,4%, accompagnate però da una riduzione dei prezzi del 3,1%, mentre il deficit energetico si riduce di oltre 7 miliardi. L’export cresce più in valore che in volume, segnale di una maggiore capacità di innovazione e posizionamento qualitativo dei prodotti italiani sui mercati esteri.

Il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani rivendica l’efficacia della strategia di diplomazia economica e indica come traguardo i 700 miliardi di export entro il 2027. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso sottolinea il consolidamento del quarto posto mondiale tra le potenze esportatrici, dietro Cina, Stati Uniti e Germania e davanti al Giappone.

La crescita si distribuisce su entrambi i fronti geografici. Nell’Unione europea le vendite italiane aumentano del 4,7%, mentre nei Paesi extra Ue il progresso raggiunge il 5,1%. Un dato che spicca nel confronto con la media europea, ferma al 2,2%, e con le performance dei principali partner: la Germania cresce dello 0,9%, la Francia del 2%, mentre Belgio e Spagna registrano un arretramento.

Nonostante i dazi imposti dall’amministrazione di Donald Trump, gli Stati Uniti si confermano mercato strategico. Le esportazioni verso Washington chiudono l’anno con un +7,2%, frutto di una prima parte particolarmente dinamica e di un rallentamento negli ultimi mesi. Le tensioni commerciali incidono in particolare sul vino, che a novembre registra un calo del 5,6% in valore e del 3,2% in volume.

Sul piano geografico si segnala l’espansione verso Svizzera, Paesi dell’Asean, Polonia, Francia e Spagna, mentre arretrano Turchia, Regno Unito, Paesi Bassi e Belgio. In ripresa Germania e India. Resta però in peggioramento il disavanzo commerciale con la Cina, salito a oltre 46 miliardi.

Dal punto di vista settoriale, la bilancia commerciale è sostenuta dall’aumento delle vendite di beni di consumo non durevoli, beni intermedi e beni strumentali, mentre calano energia e beni durevoli. La crescita si concentra in comparti chiave della manifattura: farmaceutica, chimica e botanica segnano un balzo del 28,5%, metalli e prodotti in metallo crescono del 9,8%, i mezzi di trasporto esclusi gli autoveicoli dell’11,6%, alimentari, bevande e tabacco del 4,3%. In flessione articoli sportivi e strumenti musicali, coke e prodotti petroliferi raffinati e autoveicoli.

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