VOCE
tribunale di rovigo
20.02.2026 - 19:10
Tutti prosciolti. Finisce in nulla, di fronte al giudice per le udienze preliminari del tribunale di Rovigo, l’indagine condotta dalla Guardia di finanza di Rovigo su alcune decine di cittadini stranieri che secondo le ipotesi investigative avrebbero percepito, a suo tempo, il reddito di cittadinanza attestando falsamente uno dei requisiti ai quali era vincolato il suo ottenimento, ossia il fatto di risiedere in Italia da almeno 10 anni.
Erano state in tutto, nel 2023, 55 le persone denunciate, con annessa richiesta di sequestro preventivo per oltre 415.000 euro. Gli accertamenti, in quella tornata si concentrarono soprattutto sull’area del Bassopolesine.
“L’indagine - spiegava all’epoca la nota stampa delle Fiamme Gialle - si è svolta seguendo un approccio strategico varato a livello regionale e teso a contrastare ogni potenziale tentativo di infiltrazione criminale nel tessuto economico. Grazie agli avanzati strumenti informatici a disposizione, infatti, i finanzieri della Tenenza di Adria, coordinati dal Gruppo di Rovigo, seguendo un preciso percorso investigativo hanno scandagliato una vastissima platea di soggetti che hanno beneficiato del Reddito di Cittadinanza, individuando e segnalando alle competenti autorità 55 soggetti di diverse nazionalità resisi responsabili di avere presentato autocertificazioni contenenti informazioni false".
"Sono stati analizzati, infatti, tutti i requisiti falsamente attestati per ottenere l’accesso al beneficio che, come noto, si basano soprattutto sul possesso della residenza in Italia da almeno 10 anni, di cui gli ultimi due in modo continuativo. Quest’ultima circostanza veniva puntualmente smentita dalle indagini rilevando che nella maggior parte dei casi si è trattato di soggetti che avevano fatto ingresso in Italia per la prima volta appena 2-3 anni prima della presentazione della Domanda di Reddito di Cittadinanza”.
A sparigliare le carte, rendendo ormai superata questa impostazione, tuttavia, il contrasto tra il requisito dei 10 anni di residenza e la normativa di livello Ue, che, espressamente, a quanto rilevato nel corso del procedimento, non consente che l’accesso dei cittadini stranieri “a prestazioni sociali, assistenza sociale o protezione sociale” sia subordinato al requisito di avere risieduto per almeno 10 anni nello stato membro dell’Ue.
Una impostazione che ha, quindi, di fatto bloccato ogni possibile sviluppo del procedimento penale. Il giudice per le udienze preliminari, quindi, non ha potuto che disporre il proscioglimento della ventina di imputati che si trovavano indagati, mentre la maggior parte dei 55 originari inquisiti era già da tempo uscita di scena.
Pienamente accolte, di conseguenza, le istanze presentate dai difensori, tra i quali gli avvocati del foro di Rovigo Taulant Aliraj, Arabella Brognara, Federico Bardelle, Federico Donegatti, Giorgia Furlanetto, Marco Cestonaro, Lorenza Munari.
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