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POLITICA

Algerino con 23 condanne risarcito

Trasferimento in Albania, il giudice parla di errore procedurale

Algerino con 23 condanne risarcito

Il caso dell’uomo algerino con 23 condanne e un risarcimento di 700 euro accende lo scontro politico e riporta al centro il nodo delle procedure adottate dal governo guidato da Giorgia Meloni. Il provvedimento riguarda Redouane Laaleg, 56 anni, in Italia dal 1995, trasferito nel centro di permanenza per i rimpatri di Gjader, in Albania. Secondo il giudice, alla base della decisione non vi è una valutazione politica, ma la violazione di diritti garantiti dall’ordinamento.

La vicenda prende forma il 21 febbraio 2025, quando il prefetto di Cuneo dispone l’espulsione e il trattenimento nel Cpr di Gradisca d’Isonzo viene convalidato dal giudice di pace per i precedenti penali, tra cui furto e lesioni. L’uomo, assistito da un difensore d’ufficio, non presenta inizialmente domanda d’asilo. Il trasferimento in Albania avviene dopo la modifica del Protocollo Italia-Albania, scelta politica maturata mentre il centro di Gjader restava inutilizzato dopo i rinvii alla Corte di giustizia europea.

L’11 aprile Laaleg viene spostato a Gjader e qui presenta richiesta di protezione internazionale. La domanda cambia il quadro giuridico. In base alla direttiva europea 32/2013, il richiedente asilo ha diritto a rimanere sul territorio dello Stato che esamina l’istanza. La Corte d’Appello di Roma non convalida il trattenimento in Albania, ritenendolo incompatibile con il nuovo status.

Il successivo tentativo di trattenimento nel Cpr di Bari incontra lo stesso ostacolo. A incidere è anche la presenza di due figli minori italiani, inseriti in un percorso di riavvicinamento con il padre, con incontri monitorati dai servizi sociali. Il tribunale riconosce la lesione della vita privata e familiare, tutelata dall’articolo 8 della Cedu, e liquida la cifra minima rispetto alle richieste della difesa.

Il giudice Corrado Bile respinge le accuse di parzialità e chiarisce di non aver rimesso in libertà l’uomo, decisione spettata alla Corte d’Appello. Sottolinea di non aver valutato né la legittimità dell’espulsione né l’idoneità dei centri in Albania, ma esclusivamente il rispetto delle garanzie procedurali e dei diritti fondamentali. “I criminali vanno puniti e le espulsioni sono previste dalla legge”, afferma, ribadendo tuttavia che ogni misura deve seguire le regole stabilite.

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