VOCE
IL CASO
21.02.2026 - 13:00
La proposta di legge sul contrasto all’antisemitismo, depositata a gennaio al Senato, si avvicina all’esame dell’aula mentre in commissione Affari costituzionali prende avvio la fase decisiva sugli emendamenti. Il confronto si preannuncia complesso, non solo per la maggioranza chiamata a rivedere i passaggi più controversi, ma soprattutto per l’opposizione e per un Partito democratico attraversato da tensioni interne.
Al centro del dibattito restano i nodi delle sanzioni penali e dei possibili divieti per manifestazioni considerate a rischio di contenuti antisemiti. Il testo iniziale, presentato da Massimiliano Romeo, prevedeva strumenti stringenti, inclusa la possibilità di limitare eventi con un “rischio potenziale” di antisemitismo. Una linea sostenuta anche da Maurizio Gasparri, favorevole a introdurre pene specifiche per rendere la norma effettiva. Ora, tuttavia, nel centrodestra si fa strada l’ipotesi di alleggerire il testo per favorire un consenso più ampio.
La riunione dei senatori di maggioranza guidati dalla relatrice Daisy Pirovano ha segnato un passaggio politico significativo. L’obiettivo dichiarato è costruire un impianto condiviso, anche rinunciando alle parti più divisive. In questo quadro potrebbe essere ridimensionata la stretta sulle sanzioni penali e accantonata la previsione di divieti preventivi per le manifestazioni pubbliche.
Un altro punto delicato riguarda il recepimento della definizione di antisemitismo elaborata dall’International Holocaust Remembrance Alliance nel 2015, già adottata dal Parlamento europeo e da numerosi Stati membri dell’Unione. La formulazione, giudicata da alcuni troppo ampia, potrebbe essere inserita nel testo senza gli allegati che estendono il concetto fino a includere le critiche più radicali allo Stato di Israele. Una mediazione che intercetterebbe parte delle osservazioni provenienti dall’area più vicina alla segreteria dem.
Nel Partito democratico la questione resta aperta. L’ala moderata, rappresentata da Graziano Delrio, è da tempo favorevole a una legge specifica. La leadership di Elly Schlein ha mantenuto invece una posizione più prudente, in un equilibrio delicato tra la condanna dell’antisemitismo e l’attenzione alle istanze filopalestinesi presenti nel partito. Se la maggioranza dovesse accogliere alcune modifiche chieste dai dem, votare contro diventerebbe politicamente complesso, con il rischio di riaccendere divisioni interne a ridosso di appuntamenti politici cruciali. L’approdo in aula a Palazzo Madama è fissato per il 3 marzo.
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