Cerca

rovigo

Lunedì apre il carcere minorile

Al dibattito interventi del magistrato Pavarin e del direttore Arba: “Il fine è rieducare”

29 agenti e 80 detenuti in più

“Da lunedì ci saranno nuove presenze al minorile”. A dirlo, ieri pomeriggio, nel corso del convegno in Gran Guardia “Carcere di Rovigo: realtà, priorità, necessità, possibilità”, organizzato dalle associazioni “Cultura e sport insieme” e “Nuovi germogli”, è stato il sindaco di Rovigo Valeria Cittadin.

Questo significa che, come del resto già preannunciato in occasione dell’inaugurazione dello scorso 8 gennaio, l’istituto penale per minori del Triveneto, nato sulle ceneri della vecchia casa circondariale di via Verdi, inizierà a funzionare. Per il momento a mezzo servizio, visto che accoglierà una decina di giovani detenuti nell’ala interna, già completata, mentre la parte su via Mazzini è ancora un cantiere. A regime, accoglierà 31 ragazzi e vedrà all’opera 47 agenti di polizia penitenziaria.

Il convegno, aperto dai saluti della presidente di Nuovi Germogli Valeria Toso, del senatore Bartolomeo Amidei e del sindaco Cittadin, moderato da Antonio Gianni Saccardin, è subito entrato nel vivo con l’intervento di Giovanni Maria Pavarin, già presidente del Tribunale di sorveglianza di Trieste, che dopo essere stato pretore a Rovigo, sua città natale, è stato magistrato di sorveglianza anche a Padova e Venezia e che ora è garante dei diritti dei detenuti a Trieste, il cui nome era circolato anche in ottica suppletive, che ha tenuto una disamina alta sul ruolo del carcere, sul dettato costituzionale, sulla finalità rieducativa della pena e sui problemi che vive questo mondo.

Mondo che a Rovigo ha subito una trasformazione con la costruzione del nuovo carcere, attivo dal 2016, guidato ora da Mattia Arba, arrivato nel 2023, primo direttore “titolare” dall’apertura della nuova struttura. Ed è stato lui a tracciare un quadro della situazione della casa circondariale di Rovigo: “Dopo il carcere via Verdi, con pochi posti, adatto per dimensione alla realtà, è arrivato il nuovo carcere con 209 posti e una media di 280 detenuti, sovradimensionato rispetto alle esigenze: i detenuti polesani sono meno di 20, il resto sono alta sicurezza, detenuti per reati legati alla criminalità organizzata di stampo mafioso, circa 90, e detenuti che vengono da sfollamenti di altri istituti principalmente dal Friuli Venezia Giulia. Il carcere vive un duplice equilibrio, interno, fra trattamento e sicurezza, ed esterno, fra esigenze e sicurezza”.

Ha poi spiegato che, mentre è in costruzione il nuovo padiglione da 80 posti previsto dal Pnrr, è stata attivata la scuola serale di ragioneria e un’attività lavorativa di confezionamento di cerotti. E a breve partirà quella di panificazione interna, “non per far trascorrere il tempo ai detenuti ma in ottica di un ritorno nella società”. Il primo problema, ha detto, “è quello della mancanza di riferimenti esterni e di un’abitazione da parte di detenuti che avrebbero anche i requisiti per la semilibertà o i domiciliari”. Ricordando l’arresto dell’operatrice sanitaria beccata a portare droga all’interno, ha evidenziato come l’ultimo suicidio in carcere risalga al 2021 e che siano contenuti gli episodi di autolesionismo, rimarcando , insieme al comandante Antonio Zaza e al vicecomandante Antonio Di Feo, il delicato ruolo della polizia penitenziaria, “un corpo specializzato, come pochi Paesi hanno, che lavora disarmato” e che “deve gestire persone spesso con disturbi di personalità e dipendenze, sempre nell’ottica che la funzione del carcere non è solo punitiva ma anche riabilitativa anche davanti agli errori che la persona commette anche in carcere: mettendoci nell’ottica che lavoriamo con persone con grandi problematiche alle spalle si può avere un recupero sociale, ma il primo requisito è che la persona sia stimolata ad aderire”.

Il carcere, ha chiosato “è una città nella città, che può essere una grande risorsa, sia in termini di lavoro che di indotto. E il ruolo del volontariato deve essere di supporto e non di sostituzione”. A proposito di volontariato, è poi intervenuto il direttore della Caritas Davide Girotto, oltre al garante dei detenuti di Rovigo Paolo Pavarin.

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400