Non è soltanto il talento a fare la differenza. Nella quotidianità degli atleti di vertice, l’alimentazione rappresenta una componente strutturale della preparazione, parte integrante del programma di lavoro. Nei Villaggi olimpici la dieta non è sinonimo di rinuncia, ma di pianificazione mirata, calibrata per sostenere sforzi ripetuti e favorire il recupero.
I carboidrati occupano una posizione centrale. Pasta, riso, polenta e altri piatti della tradizione non sono concessioni occasionali, bensì fonte primaria di energia. In un contesto di allenamenti intensi, diventano il carburante indispensabile per alimentare muscoli e cervello, garantendo continuità di rendimento. L’obiettivo non è ridurre, ma distribuire in modo funzionale.
Accanto alla quota energetica, assume rilievo il sostegno alla produzione di emoglobina e al trasporto di ossigeno. Carne magra, pesce, uova, legumi, spinaci e cereali integrali forniscono ferro, vitamina B12 e acido folico, micronutrienti decisivi per prevenire affaticamento e cali di performance. L’assorbimento del ferro di origine vegetale viene favorito dall’associazione con vitamina C, una combinazione semplice ma determinante nella costruzione di un equilibrio nutrizionale efficace.
L’allenamento produce stress ossidativo e micro-infiammazioni muscolari che richiedono un intervento mirato. Per questo trovano spazio alimenti ricchi di omega-3, come salmone, semi di lino e semi di chia, utili a modulare i processi infiammatori e sostenere la riparazione dei tessuti. Tra le bevande più studiate nella nutrizione sportiva emerge il succo di barbabietola, fonte naturale di nitrati in grado di migliorare l’efficienza cardiovascolare e la resistenza allo sforzo. Nel recupero post-allenamento, il succo di ciliegia acida e il mirtillo vengono spesso integrati in preparazioni con yogurt greco e ananas per contrastare l’azione dei radicali liberi. La varietà cromatica nel piatto diventa così un principio guida, strumento concreto per garantire un apporto diversificato di fitonutrienti a beneficio dell’intestino e del sistema immunitario.
La qualità degli alimenti, tuttavia, non esaurisce l’efficacia del piano nutrizionale. Determinante è anche la distribuzione dell’energia nell’arco della giornata. Il modello prevalente supera lo schema dei tre pasti abbondanti, privilegiando una suddivisione regolare con pasti principali e spuntini intermedi per mantenere stabile la glicemia e prevenire cali improvvisi di energia. Il frazionamento di colazione o pranzo in due momenti distinti consente di garantire continuità senza sovraccaricare la digestione. In fasi di allenamento particolarmente intenso, anche una piccola integrazione prima del riposo notturno può sostenere la glicemia e favorire i processi di recupero cellulare.