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PORTO VIRO

Referendum, il sì e il no a confronto

In vista della chiamata alle urne del 22-23 marzo, ecco le ragioni per votare “sì” e quelle per dire “no”

Referendum, il sì e il no a confronto

Maura Veronese con Paola Malasoma e Carlo Negri

In vista della chiamata alle urne del 22-23 marzo, ecco le ragioni per votare “sì” e quelle per dire “no”

PORTO VIRO - Referendum sulla giustizia, il confronto tra le ragioni del “Sì” e del “No”.

Si è svolto a Porto Viro l’incontro informativo dedicato al referendum costituzionale sulla riforma degli articoli 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110, dal titolo “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e istituzione della Corte disciplinare”. Un appuntamento promosso per chiarire ai cittadini le motivazioni del “Sì” e del “No”.

L’iniziativa, organizzata da Filippo Carlin nella sala Eracle e patrocinata dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Mario Mantovan, è stata moderata dall’avvocato ed ex sindaco Maura Veronese. A confrontarsi, l’avvocata Paola Malasoma del Foro di Rovigo e il giudice del tribunale di Rovigo Carlo Negri.

Il giudice Negri ha esposto le ragioni del “No” partendo dal metodo. Nessuna contestazione sulla legittimità formale; l’iter previsto dall’articolo 138 della Costituzione è stato rispettato, con doppia votazione parlamentare e ricorso al referendum confermativo in assenza dei due terzi: “Dal punto di vista procedurale nulla da eccepire - ha osservato Negri - Il problema, però, riguarda lo spirito della revisione”.

Secondo Negri, i Padri Costituenti immaginavano modifiche meditate e condivise, non frutto di una sola maggioranza. Il giudice ha richiamato il monito di Luigi Einaudi contro il rischio di cambiare la Carta “sotto l’impulso di passioni momentanee” e quello di Piero Calamandrei, che invitava a superare gli interessi di parte quando si interviene sulla Costituzione. “Una riforma approvata senza modifiche - ha sostenuto Negri - rischia di apparire come una forzatura rispetto alla prassi costituzionale”. Il giudice ha confermato la sua critica anche sul quesito referendario, giudicato tecnico e poco comprensibile, con il pericolo di alimentare scelte emotive su equilibri destinati a durare nel tempo.

Di “segno opposto” l’intervento dell’avvocato Malasoma, che ha difeso il “Sì” partendo da una premessa condivisa: la Costituzione merita rispetto, ma non è intoccabile. “La formulazione tecnica del quesito - ha spiegato - è propria delle revisioni costituzionali e non frutto di una volontà di confondere; inoltre ha superato il vaglio della Corte costituzionale”.

Malasoma ha respinto l’idea di un elettorato disorientato: “In una democrazia matura i cittadini possono informarsi e decidere consapevolmente. Il referendum è lo strumento che consente al popolo di confermare o respingere le scelte del Parlamento. Pretendere sempre la maggioranza dei due terzi significherebbe rendere quasi impossibile ogni riforma in un sistema politico frammentato”. “Non è una riforma di parte”, ha concluso, ma una scelta politica legittima da sottoporre al giudizio dei cittadini.

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