VOCE
CGIA MESTRE
22.02.2026 - 09:46
Molti settori produttivi e commerciali sopravvivono grazie alla manodopera da oltre confine
In Polesine un assunto su tre è straniero, l’occupazione, quindi, si regge anche grazie all’apporto della manodopera di origine non italiana. Emerge dall’analisi dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre.
Un dato analogo a quello del resto della nostra regione. Cresce, infatti, a ritmo sostenuto la presenza di lavoratori stranieri nel mercato del lavoro del Veneto. Nel 2025 le assunzioni previste di immigrati hanno superato di poco le 153mila unità, pari al 29 per cento del totale: in pratica, quasi un nuovo assunto su tre non è italiano. Confrontando i dati dell’anno scorso con quelli del 2017, il numero assoluto di ingressi è più che raddoppiato, con un balzo del +134,8 per cento. Nel 2025 in Polesine ci sono state 6.800 assunzioni di stranieri su 21.250, il 32,4% del totale, secondo posto in veneto e dodicesimo a livello nazionale.
In Veneto A livello provinciale veneto, infine, gli ingressi previsti di immigrati nel mercato del lavoro nel 2025, rapportati al totale delle assunzioni, vedono prevalere Verona, con un tasso del 34,7 per cento. Seguono Rovigo con il 32,4 per cento, Venezia con il 29,8 e Treviso con il 28,9. In termini assoluti, Verona è stata l’area che ne prevedeva il maggior numero di assunzioni pari a 42.000 persone. Seguono Venezia con 33.480 e Padova con 24.150.
Se analizziamo il dato relativo al 2025, l’incidenza percentuale delle entrate di lavoratori stranieri sul totale delle assunzioni più significativa si è registrata in Trentino-Alto Adige (31,5 per cento). Seguono l’Emilia-Romagna (30,6) e la Lombardia (29,2). Il Veneto è al quarto posto a livello nazionale con il 29,1 per cento.
I settori I comparti più interessati dalla presenza di lavoratori stranieri sono l’agricoltura, le costruzioni, la logistica, la ristorazione e il turismo, ambiti fondamentali per il funzionamento della nostra economia regionale. In queste attività la manodopera immigrata rappresenta spesso una parte consistente della forza lavoro, garantendo continuità operativa anche nei periodi di maggiore richiesta. Senza il loro contributo, molte aziende venete avrebbero difficoltà a rispettare tempi e ritmi di produzione. In agricoltura, ad esempio, raccolte e lavorazioni stagionali dipendono in larga misura dalla loro disponibilità. Nel settore edile, contribuiscono alla realizzazione di infrastrutture e abitazioni, sostenendo lo sviluppo urbano. Anche nella logistica e nei trasporti svolgono compiti essenziali, assicurando la distribuzione di merci e prodotti su tutto il territorio. Ristorazione e turismo, pilastri dell’economia veneta, beneficiano del loro impegno quotidiano, soprattutto durante l’alta stagione. Oltre all’aspetto economico, il loro ruolo è significativo anche dal punto di vista sociale. Molti lavoratori stranieri operano come assistenti familiari, badanti e collaboratori domestici. Grazie a loro, tantissime famiglie venete riescono a conciliare lavoro e vita privata. L’assistenza agli anziani e alle persone fragili sarebbe molto più difficile senza questo supporto. Il loro contributo favorisce quindi non solo la produttività, ma anche il benessere collettivo.
I lavoratori stranieri non sono più una presenza marginale o temporanea: oggi sono una parte stabile e indispensabile del nostro mercato del lavoro. Secondo una elaborazione effettuata dalla Fondazione Leone Moressa, i lavoratori dipendenti extracomunitari presenti in Veneto sono poco più di 263mila con un’incidenza percentuale sul totale lavoratori dipendenti pari al 15,1 per cento.
Osservando i numeri, si notano alcune concentrazioni ricorrenti. I lavoratori provenienti dall’Europa dell’Est sono molto presenti nell’assistenza familiare e nel lavoro domestico. Le persone originarie del Nord Africa trovano più spesso impiego nell’edilizia, nell’agricoltura e nella logistica. Dall’Asia meridionale, in particolare da India, Pakistan e Bangladesh, proviene una quota significativa di addetti all’agricoltura, all’allevamento, alla cantieristica navale, alla ristorazione e al piccolo commercio. I cittadini cinesi risultano invece concentrati nel commercio, nella manifattura tessile e dell’abbigliamento e nella ristorazione. Queste dinamiche non riflettono “vocazioni” etniche o predisposizioni culturali. Sono piuttosto il risultato di fattori concreti: le reti migratorie che facilitano l’ingresso nello stesso tipo di occupazione, la domanda locale di lavoro in determinati comparti, le difficoltà linguistiche iniziali o il mancato riconoscimento dei titoli di studio conseguiti all’estero.
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