VOCE
ECONOMIA
23.02.2026 - 09:30
Gregnanin: “Serve integrazione”. Colombo: “Fondamentali”. Scavazzin: “E’ una necessità”
Nel 2025 quasi un’assunzione su tre ha riguardato cittadini stranieri: parliamo di 6.800 dei 21.250 contratti complessivi. Un’incidenza del 32,4% che colloca Rovigo al secondo posto in Veneto e tra le prime province italiane per manodopera non italiana. Una fotografia che conferma quanto l’occupazione nel nostro territorio si regga anche e soprattutto sull’apporto dei lavoratori immigrati.
Il quadro delineato dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre si inserisce in una tendenza regionale in forte crescita. “I dati fotografano una realtà conosciuta e ormai consolidata - spiega il segretario generale Uil Gino Gregnanin - ci sono settori del nostro settore produttivo in cui la presenza di lavoratori stranieri cresce esponenzialmente: l’agricoltura, l’edilizia, la logistica, la ristorazione e il turismo, la cura delle persone. E’ un fenomeno che fa il paio con l’inverno demografico, sempre meno nascite e un invecchiamento generalizzato della popolazione, cui la Uil Veneto ha dedicato più di uno studio. La presenza di stranieri va dunque gestita e governata. Un paio di anni fa, all’interno del nostro sindacato, abbiamo creato l’associazione migranti Enea, che non si limita soltanto all’assistenza e al supporto a chi arriva nella nostra regione per tutte le attività burocratiche e amministrative connesse alla loro permanenza sul territorio. Crediamo che sia fondamentale promuovere l’alfabetizzazione, la conoscenza della lingua, che è il requisito imprescindibile per garantire la sicurezza sul lavoro. E poi occorrono politiche di integrazione, perché gli stranieri non siano gruppi isolati nella nostra società”.
Dello stesso parere il segretario generale di Cgil Rovigo Pieralberto Colombo. “I dati emersi sulle nuove assunzioni - dice - non fanno altro che confermare un aspetto che, come Cgil, diciamo da tempo e cioè che questo è un tema che andrebbe trattato in maniera oggettiva e seria e dove dovremmo lasciare da parte invece strumentalizzazioni ideologiche e di natura politica. Sappiamo da qualche anno la popolazione straniera, in percentuale al numero di abitanti della nostra provincia, si attesta attorno al 9% e i dati sulle assunzioni dimostrano quanto questo abbia importanti valenze anche per la nostra comunità, sia di natura sociale che di natura economica. Dal punto di vista economico, chi lavora e lavora, come in questo caso, in regola, aiuta il mercato del lavoro locale dove, però, vanno evitati i fenomeni di sfruttamento di questi lavoratori, che osserviamo in alcuni comparti dove la presenza di stranieri è elevata e penso all'agricoltura, edilizia e anche alla logistica. Poi, sappiamo che esiste anche il segmento di coloro che sono impegnati nella cura delle persone e anche questo è un altro elemento fondamentale per la nostra società. Se vogliamo che questo fenomeno sia meno legato alla stagionalità, si devono rivedere le politiche di accoglienza e di integrazione”.
E il segretario generale di Cisl, Samuel Scavazzin, spiega: “Già il Polesine ha pochi abitanti, se a questo aggiungiamo il problema della natalità sempre più in calo e consideriamo che gli under 65 sono di gran lunga in numero minore degli over 65, quella che ci viene proposta è la reale fotografia del concetto che, se vogliamo andare avanti, allo stato attuale abbiamo bisogno degli stranieri, che piaccia o non piaccia. Soprattutto per quei lavori che gli italiani non vogliono più fare - conclude - e penso all’agricoltura ma anche a tutte quelle figure che si occupano della cura della persona che sono fondamentali soprattutto per i nostri anziani. Certo dobbiamo pensare a flussi regolari e ad una preparazione non solo a livello linguistico ma anche sulla conoscenza di quelle che sono le nostre leggi e le nostre regole, ma degli stranieri c’è assoluta necessità”.
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