VOCE
estrazioni in Alto Adriatico
24.02.2026 - 12:00
Dopo l’assenza alla manifestazione di sabato ad Adria e il suo “ni” dell’indomani, anche ieri il sindaco di Rovigo Valeria Cittadin ha chiarito la propria posizione sulle trivelle, ai microfoni di Delta Radio: “Credo che il nostro Paese abbia come uno dei suoi primi obiettivi quello di raggiungere l’autosufficienza energetica e credo che anche quella delle estrazioni di gas, possa essere una delle strade possibili qualora si dimostrasse che questo non crea problemi di subsidenza”.
Una posizione che sembra gettare benzina sul fuoco visto l’ampio e trasversale schieramento di sindaci e rappresentanti presenti sabato ad Adria. E proprio il sindaco di Adria Massimo Barbujani commenta: “Io rispetto sempre le opinioni altrui e penso che nessuno sappia veramente quali potrebbero essere le conseguenze di nuovi trivellazioni. Rispetto quindi anche la posizione di Valeria. Perché indubbiamente la tecnologia ha fatto passi da gigante. Ma non abbiamo la certezza. E questa mia contrarietà viene confermata dal fatto che davanti a Venezia e Chioggia con si possono fare estrazioni, chissà perché. Se le estrazioni ora sono così scure, dovrebbero dare l’ok dappertutto, altrimenti ci sono territori di serie a e serie B. E, anche per i soloni che sanno tutti, diversa è la situazione dell’Istria: lì il fondale è roccioso, il nostro è sabbioso, sono formazioni geologiche diverse. Poi, chiaro, non sono né un esperto né un professore, ma il fatto che se non sono pericolose comunque Venezia sia messa al riparo e il Delta no mi fa pensar male. E anche un po’ arrabbiare. Posso solo dire che stiamo preparando il documento per incontrare il ministro”.
Più “dolce” la posizione del senatore Bartolomeo Amidei: “Premesso che io ho presentato un emendamento così come il senatore Balboni di Ferrara, rappresentando i due territori più coinvolti dal fenomeno subsidenza e anche cogliendo il sentiment delle popolazioni che hanno assunto un atteggiamento contrario a prescindere. io non sono contrario alle trivellazioni, ma sono contrario alle trivellazioni nel nostro territorio perché abbiamo già dato e non vogliamo correre altri rischi. E’ un atteggiamento un po’ egoistico, lo ammetto. Ed è pur vero quello che dice il sindaco Cittadin, che le estrazioni oggi non sono più i pozzi metaniferi del passato. In ogni caso, va fatta una commissione di esperti su qualsiasi ipotesi che possa creare nocumento al territorio, cosa che nessuno vuole”.
L’onorevole Pd Nadia Romeo, invece, attacca: “Il No alle trivelle deve essere condiviso e corale. Non servono, ora, teoremi o considerazioni astratte, servono concretezza e amore per il territorio. Dire che, in presenza di studi che scongiurassero conseguenze negative delle estrazioni, si potrebbe essere anche favorevoli, è solo teoria. Inutile. A oggi non abbiamo queste certezze, mentre abbiamo sotto gli occhi la devastazione provocata dalle estrazioni del passato. E il rischio, attualissimo, che le trivelle si riaccendano. E’ per questo che dobbiamo gridare ‘No’. Forte e uniti. Le estrazioni del passato hanno devastato il Polesine, abbassando il terreno (oggi abbiamo punti addirittura a 3,5 metri sotto il livello del mare) e rendendo necessario un funzionamento costante, e costosissimo, delle idrovore. La subsidenza, inoltre, provoca anche il fenomeno del ‘cuneo salino’, ossia la risalita dell’acqua salata, del mare, per chilometri e chilometri lungo il letto dei fiumi, Adige e Po, devastando i terreni agricoli”.
E il pericolo è concreto: “Oggi, poi - aggiunge Romeo - in virtù della sentenza del Tar del Lazio, è stata sbloccata la ricerca di idrocarburi nel sottosuolo, col ripristino dell’iter istruttorio per il piano per ricercare la presenza di metano in un’area di 296 chilometri quadrati a cavallo tra Polesine e Ferrarese: Adria, Gavello, Villanova Marchesana, Papozze, Taglio di Po, Corbola a Ariano nel Polesine i comuni coinvolti in Provincia di Rovigo. E il futuro non si annuncia roseo. Lo studio descritto nel XVII Rapporto ‘Paesaggi sommersi - Geografie della crisi climatica nei territori costieri italiani’ della Società Geografica Italiana, ipotizza infatti uno scenario in cui l’Italia rischia di perdere il 20% delle spiagge al 2050 e il 45% al 2100 a causa del progressivo innalzamento del medio mare. Ciò significa che, nei prossimi decenni, la sicurezza idraulica sarà ancora più problematica e costosa, soprattutto nei territori ‘bassi’ come il Polesine. E, quindi, si dovrà a maggior ragione evitare la subsidenza indotta. I rischi, quindi sono enormi. Per quale beneficio? Gas sufficiente solo per le forniture relative ad appena un anno. Il rischio vale la pena? Per una volta e non per ideologia, ma solo per amore di questo territorio, diciamo un bel ‘No’ convinti tutti insieme. Alziamo la testa insieme: abbiamo già dato! Non perdiamo l’ennesima occasione di fare pesare il Polesine”.
Da parte sua, il consigliere regionale e già assessore alla pianificazione territoriale del Veneto Cristiano Corazzari, che negli anni si è speso molto a Venezia, insieme allo stesso presidente Luca Zaia, per scongiurare il rischio di nuove strazioni, pur non volendo attaccare il sindaco di Rovigo, precisa: “Ogni opinione è lecita e la posizione di Valeria è stata argomentata. Bisogna sempre valutare ogni proposta in modo oggettivo, senza preconcetti. Personalmente sono molto netto sul no a nuove estrazioni, e non è un no aprioristico, un no a tutto, ma una posizione maturata anche in base agli approfondimenti che abbiamo fatto fare come Regione anche alle nostre università. Approfondimenti che hanno stabilito che non esistono garanzie nell’ambito di queste attività che possano escludere rischi per il territorio. Sono convinto che sia un’attività che possa avere costi più alti degli ipotetici ed eventuali benefici. E’ un caso di tale particolarità che ci vuole la massima attenzione”.
Anche il candidato del centrosinistra alle suppletive Giacomo Bovolenta, portotollese, esprime con forza i dubbi sulla posizione del sindaco di Rovigo: “Il fronte del no alla ripresa delle estrazioni di gas naturale deve essere, unito, compatto e coeso. Non è il momento delle teorie, dei teoremi, delle mezze parole. E’ il momento di schierarsi a difesa del territorio. Il sindaco di Rovigo ci propone, invece, il teorema secondo il quale non si può essere contrari alle estrazioni a prescindere. Peccato che ancora oggi vediamo i danni devastanti delle estrazioni del passato. E il timore che le estrazioni riprendano, nell’immediato. Essere contrari è un dovere. Oggi rompere il fronte del no significa unicamente indebolire il territorio e rischiare di renderlo facile preda di multinazionali interessate alle nostre risorse e non alla nostra sicurezza idraulica, che, proprio a causa degli errori del passato, già ci costa milioni e milioni di euro. Come ben sa ogni abitante in Basso Polesine e come si può ben capire, solo passeggiando lungo gli argini del Po”.
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