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estrazioni in Alto Adriatico

"Trivelle, il no deve essere corale"

Appello dell'onorevole Nadia Romeo

"Trivelle, il no deve essere corale"

“Il No alle trivelle deve essere condiviso e corale. Non servono, ora, teoremi o considerazioni astratte, servono concretezza e amore per il territorio. Dire che, in presenza di studi che scongiurassero conseguenze negative delle estrazioni, si potrebbe essere anche favorevoli, è solo teoria. Inutile. A oggi non abbiamo queste certezze, mentre abbiamo sotto gli occhi la devastazione provocata dalle estrazioni del passato. E il rischio, attualissimo, che le trivelle si riaccendano. E’ per questo che dobbiamo gridare ‘No’. Forte e uniti”.

Lo ricorda Nadia Romeo, rodigina, deputata del Pd, che da tempo ha intrapreso una lotta, a livello parlamentare, per la sicurezza idraulica del territorio. Sia per il ripristino dei fondi destinati ai Consorzi di bonifica per il finanziamento della lotta alla subsidenza, sia per scongiurare la ripresa delle attività estrattive.

“Le estrazioni del passato hanno devastato il Polesine – prosegue - abbassando il terreno (oggi abbiamo punti addirittura a 3,5 metri sotto il livello del mare) e rendendo necessario un funzionamento costante, e costosissimo, delle idrovore. La subsidenza, inoltre, provoca anche il fenomeno del ‘cuneo salino’, ossia la risalita dell’acqua salata, del mare, per chilometri e chilometri lungo il letto dei fiumi, Adige e Po, devastando i terreni agricoli”.

“Oggi, poi, in virtù della sentenza del Tar del Lazio, è stata sbloccata la ricerca di idrocarburi nel sottosuolo, col ripristino dell’iter istruttorio per il piano per ricercare la presenza di metano in un’area di 296 chilometri quadrati a cavallo tra Polesine e Ferrarese: Adria, Gavello, Villanova Marchesana, Papozze, Taglio di Po, Corbola a Ariano nel Polesine i comuni coinvolti in Provincia di Rovigo”.

“E il futuro non si annuncia roseo. Lo studio descritto nel XVII Rapporto “Paesaggi sommersi - Geografie della crisi climatica nei territori costieri italiani” della Società Geografica Italiana, ipotizza infatti uno scenario in cui l’Italia rischia di perdere il 20% delle spiagge al 2050 e il 45% al 2100 a causa del progressivo innalzamento del medio mare. Ciò significa che, nei prossimi decenni, la sicurezza idraulica sarà ancora più problematica e costosa, soprattutto nei territori ‘bassi’ come il Polesine. E, quindi, si dovrà a maggior ragione evitare la subsidenza indotta”.

“I rischi, quindi – chiude Romeo – sono enormi. Per quale beneficio? Si otterrebbe, dalle estrazioni, gas sufficiente solo per le forniture relative ad appena un anno. Alla fine il rischio vale la pena? Per una volta e non per ideologia, ma solo per amore di questo territorio, diciamo un bel ‘No’ convinti tutti insieme. Alziamo la testa insieme: abbiamo già dato! Non perdiamo l’ennesima occasione di fare pesare il Polesine”.

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