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Sconnessi Day 2026

24h per fermarsi

Lo stop ai social rilancia il dibattito su dipendenza digitale e benessere

24h per fermarsi

Ogni 22 febbraio lo Sconnessi Day riporta al centro una domanda cruciale: quanto spazio occupano smartphone e social nelle nostre vite. Nato in Italia nel 2018 in occasione dell’uscita del film Sconnessi e promosso da Consulcesi Group, l’appuntamento si è progressivamente affermato come Giornata Mondiale della S-connessione, trasformandosi in un momento di riflessione collettiva sull’uso eccessivo della tecnologia.

L’iniziativa non punta il dito contro l’innovazione, ma richiama alla responsabilità individuale. L’iperconnessione, infatti, incide su attenzione, qualità del sonno e relazioni personali, alimentando fenomeni come la nomofobia, l’ansia da notifiche e l’isolamento sociale. Un disagio che riguarda in modo particolare i più giovani e centinaia di migliaia di adolescenti italiani, sempre più esposti a un flusso continuo di stimoli digitali.

Alla base dello Sconnessi Day c’è l’idea che la connessione più importante non sia quella alla rete, ma quella con se stessi e con gli altri. Spegnere il telefono per 24 ore assume così un valore simbolico e concreto insieme: interrompe l’automatismo delle notifiche, riduce il ritmo frenetico dello scroll infinito e restituisce spazio alla presenza mentale.

Trascorrere una giornata senza social non significa sottrarsi alla realtà, ma riscoprirla. Il tempo liberato dagli schermi può tradursi in attività semplici e tangibili, capaci di riattivare creatività e concentrazione. La cosiddetta noia, spesso evitata rifugiandosi online, diventa terreno fertile per idee e riflessioni rimandate. Camminare, leggere, dedicarsi a un hobby manuale o conversare senza distrazioni contribuisce ad abbassare lo stress e a migliorare la qualità del riposo.

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