VOCE
ALBANIA
25.02.2026 - 11:00
Il centro di permanenza per il rimpatrio di Gjader, in Albania, si avvicina per la prima volta alla soglia operativa massima. Negli ultimi dieci giorni sono arrivati circa sessantacinque migranti che si aggiungono alla trentina già presente, portando il totale a ridosso dei novantaquattro posti effettivamente disponibili, numero inferiore rispetto alla capienza teorica di centoquarantaquattro per esigenze di sicurezza.
Il dato emerge dall’ispezione parlamentare condotta il 23 febbraio dalla deputata del Partito democratico Rachele Scarpa, che ha consultato i registri del centro. La struttura, gestita dall’Italia in base all’accordo bilaterale con Tirana, mostra ora un livello di occupazione mai raggiunto dall’apertura.
Sul piano normativo, il voto del Parlamento europeo del 10 febbraio non ha prodotto effetti immediati. Il nuovo Patto su immigrazione e asilo entrerà in vigore a giugno e prevede intese con Paesi candidati all’Unione per il trattenimento dei migranti in transito. L’attuazione richiederà però un nuovo protocollo, con un possibile cambio di responsabilità: secondo il regolamento europeo, gestione e costi dovrebbero ricadere sul Paese terzo. Resta da chiarire se l’Albania accetterà un modello che trasferisce su Tirana oneri amministrativi e di sicurezza.
Intanto il centro viene utilizzato in modo estensivo anche in assenza di modifiche legislative. Tra i trattenuti figurano persone la cui espulsione appare complessa. Alcuni vivono in Italia da anni, hanno un’occupazione stabile e legami familiari. È il caso di un cittadino senegalese residente a Brescia da un decennio, già transitato da Gjader in autunno, che dopo un periodo di cure mediche aveva trovato un nuovo impiego come operaio e si era presentato in Questura per regolarizzare la propria posizione, prima di essere nuovamente trasferito in Albania. Situazione analoga per un lavoratore togolese, per il quale l’assenza di accordi bilaterali rende il rimpatrio difficilmente praticabile.
Tra i trattenuti compare anche un cittadino iraniano con precedenti esperienze in Belgio. La mancanza di accordi di riammissione con Teheran limita le prospettive di rientro. Nei giorni scorsi è stato inoltre trasferito a Gjader un migrante proveniente dal centro di Bari, testimone di una morte per overdose avvenuta all’interno della struttura pugliese, episodio su cui potrebbero aprirsi sviluppi giudiziari.
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