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“Rimborsate i buoni postali scaduti”

Il risparmiatore rodigino si è rivolto a Federconsumatori: “Mancata la necessaria informazione”

“Rimborsate i buoni postali scaduti”

Buoni postali da 10mila euro scaduti da oltre dieci anni e divenuti “prescritti”, ovvero non più incassabili. Ma una sentenza importante Federconsumatori Rovigo è riuscita a far valere le ragioni del cliente. Che ha ottenuto il valore dei buoni, oltre a interessi e spese.

“Una sentenza importantissima”, commenta Gianpietro Pegoraro, presidente provinciale di Federconsumatori Rovigo, alla quale un risparmiatore rodigino si è rivolto quando ha scoperto che i soldi investiti in buoni fruttiferi non erano più incassabili. E’ una regola dei buoni stessi: mentre la scadenza indica il termine oltre il quale il titolo non produce più interessi, diventando infruttifero, scadenza che varia da buono a buono, la prescrizione, uguale per tutti i buoni, è il termine di dieci anni, che decorre dalla scadenza del buono, entro il quale si può richiedere il rimborso. Passati i dieci anni, i diritti dei titolari si prescrivono e il buono non è più rimborsabile.

O, quanto meno, non lo è in generale. Ma nel caso in questione le cose sono andate diversamente per carenze di informazione nei confronti del cliente. E nella riunione del 17 febbraio del Collegio di Milano dell’Abf, acronimo di Arbitro bancario finanziario, organismo indipendente e imparziale, sostenuto dalla Banca d'Italia, sistema di risoluzione alternativa delle controversie tra clienti e banche e altri intermediari in materia di servizi bancari e finanziari è arrivata una decisione favorevole al risparmiatore. Perché, sostanzialmente, l’onere della prova della corretta informazione, ricade sull’ente emissario e non sul cliente.

“Questa persona, di Rovigo - spiega Pegoraro - si è rivolta a Federconsumatori perché, verso fine dicembre 2024 è venuto a conoscenza che i buoni postali serie 1J8, acquistati ad agosto 2008, per un valore di 10mila euro, risultavano prescritti e quindi non più rimborsabili. L’associato aveva rilevato la mancata consegna del foglio informativo analitico previsto dal decreto del ministero del Tesoro del 19 dicembre 2000, nonché l’assenza sui titoli di indicazioni chiare circa durata, scadenza e termine di prescrizione, con conseguente carenza di informazioni essenziali e complete per il risparmiatore in merito alle condizioni dei titoli”. Secondo la ricostruzione di Federconsumatori, l’uomo si era recato più volte al suo ufficio postale nel corso degli anni senza però ricevere alcun avviso sull’imminente prescrizione dei suoi buoni. “Aspetto - precisa Pegoraro - in violazione di quanto previsto dal Codice del Consumo, che impone trasparenza e piena accessibilità delle informazioni nei servizi finanziari”.

Federconsumatori ha così deciso di passare all’arbitrato chiedendo a Poste di rimborsare il valore dei buoni. La sentenza ha dato loro ragione: “Il Collegio accoglie parzialmente il ricorso - si legge nel dispositivo - e dispone che l’intermediario corrisponda alla parte ricorrente la somma pari al valore dei buoni, oltre agli interessi maturati sino alla scadenza”.

Per Pegoraro “è un pronunciamento molto importante, perché fino ad ora l’Abf aveva sempre deliberato a favore delle Poste e tanti risparmiatori si sono visti negare il loro investimento su buoni fruttiferi a due anni nonostante Poste non avessero evidenziato con chiarezza il termine di scadenza”.

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