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ambiente
27.02.2026 - 20:00
È il momento decisivo nella lotta contro i nidi di processionaria, strutture sericee che compaiono come bozzoli bianchi, simili a batuffoli di ovatta, sospesi alle estremità dei rami. Sono costruiti dalle larve della Processionaria del pino per proteggersi dal freddo e dai predatori durante i mesi invernali.
Dietro quell’aspetto apparentemente innocuo si nasconde però un pericolo concreto. I bruchi custoditi all’interno dei nidi sono ricoperti di setole urticanti che, se disperse nell’aria, possono provocare gravi irritazioni cutanee, infiammazioni oculari, problemi alle mucose e alle vie respiratorie. Il rischio riguarda adulti, bambini e animali domestici, in particolare i cani.
I nidi si sviluppano soprattutto su pini e cedri, con una maggiore incidenza su specie come il Pino nero, il Pino silvestre e il Pino marittimo. Hanno un diametro variabile tra i dieci e i venti centimetri e possono essere avvistati nei parchi urbani, nelle aree verdi di campagna e nei giardini privati.
La presenza dei nidi impone cautela. In caso di avvistamento è necessario mantenere le distanze e non toccare in alcun modo la struttura. L’infestazione deve essere segnalata alle autorità competenti per la tutela della sanità pubblica. Se si verifica un contatto con i peli urticanti, è indispensabile rivolgersi tempestivamente al pronto soccorso.
In ambito domestico, la normativa prevede l’eliminazione dei nidi entro la fine di febbraio. L’intervento deve essere affidato a personale specializzato, dotato di adeguati dispositivi di protezione. La procedura consiste nel taglio del ramo infestato e nella successiva combustione, operazione necessaria per neutralizzare definitivamente l’effetto irritante delle setole.
Non sono raccomandati trattamenti insetticidi: tali interventi non impediscono la dispersione dei peli urticanti, nemmeno quando le larve abbandonano il nido per interrarsi nel terreno, fase che avviene in primavera. La prevenzione e la rimozione controllata restano le uniche armi efficaci contro un fenomeno che, ogni anno, torna a minacciare salute pubblica e patrimonio arboreo.
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