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La Quiete entra in agitazione

L’allarme del sindacato: “A marzo turni di 11-12 ore. E fioccano le dimissioni del personale”

La Quiete entra in agitazione

Agitazione alla Quiete. A distanza di un anno dell’entrata nella gestione di Sereni Orizzonti di Udine nella struttura, le difficoltà iniziali - denuncia la Cisl Fp - “sono cresciute man mano, diventando sempre più grandi e portando la situazione lavorativa e gestionale ai limiti”. Per questo, il sindacato annuncia di aver deciso di aprire una vertenza segnalando il tutto al prefetto di Rovigo - chiedendo il suo intervento - così come all’ispettorato del lavoro e alla direzione dell’Ulss 5.

Il sindacato spiega come, di recente, “numerose lavoratrici hanno presentato le dimissioni” e “si sono abbassati e non di poco gli standard organizzativi: meno lavoratrici in corsia e turni massacranti per quelle che rimangono e danno disponibilità”.

“E’ chiaro che la situazione è arrivata al limite - afferma Franco Maisto della Cisl Fp Padova Rovigo. A farne le spese sono in primis gli stessi ospiti della struttura. Non è possibile ipotizzare che a partire dal mese di marzo vengano fatti fare tutti i giorni doppi turni da 11-12 ore e più notti di quelle umanamente sostenibili, questo significa portare a far ammalare le dipendenti rimaste e quindi far collassare definitivamente la storica casa di riposo di Fiesso Umbertiano”.

Ma i problemi che la Cisl Fp segnala sono diversi e tutti riconducibili ad una “lontananza” della ditta, tra i leader del settore socio assistenziale italiano, verso le proprie risorse umane. “Nelle scorse settimane abbiamo evidenziato alla Sereni Orizzonti che da quando sono arrivati in Polesine non hanno fornito se non in minima misura i Dpi, divise e calzari - sottolinea ancora Franco Maisto della Cisl - contiamo di far attenzionare adeguatamente tutti gli standard della struttura accreditata, perché i familiari pagano una retta ed è giusto che i servizi ai loro ospiti siano garantiti con l’adeguata qualità. Cosa che certamente non si può ottenere con una gestione del personale poco attenta ai numeri minimi da mettere in servizio”.

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