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castelmassa
27.02.2026 - 20:12
Il dibattito sull’opportunità di accogliere nella chiesa di Santo Stefano una festa tipicamente musulmana come l’iftar, la cena che pone fine al digiuno del ramadan si accende a Castelmassa e oltre i confini del comune altopolesano. “Follia”, “diamogli anche le chiese”, “io non ho mai visto celebrare una messa in una moschea”, i commenti più moderati che sono arrivati a centinaia nei vari gruppi social e anche alla redazione de “La Voce di Rovigo”.
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Ci pensa il sindaco Federico Ragazzi a smorzare i toni e a riportare il dibattito a un confronto civile. “Come amministrazione - premette e precisa Ragazzi - non siamo stati coinvolti nell’organizzazione, ma siamo stati invitati come avviene per molte iniziative del territorio. Si tratta di un momento conviviale, che è già stato proposto lo scorso anno, sempre all’interno del salone parrocchiale, con l’obiettivo di favorire l’incontro e la conoscenza reciproca”.
Il sindaco non nega che sulla tematica dell’incontro/scontro tra religioni e tra culture ci siano “sensibilità diverse”, ma Ragazzi da amministratore di un ente locale gli corre l’obbligo di puntualizzare che “è altrettanto risaputo che la libertà religiosa, nella nostra Nazione, è sancita dagli articoli 8, 19 e 20 della Costituzione. Questa garantisce a tutti (cittadini italiani e stranieri) il diritto di professare liberamente la propria fede”.
Per il primo cittadino l’obiettivo da non perdere di vista è sicuramente la sicurezza all’interno della sua comunità, anche come messaggio da esportare oltre i confini di Castelmassa. “L’importante è che il confronto resti educato, serio e responsabile, senza trasformare ogni occasione in uno scontro aprioristico, finalizzato esclusivamente a creare divisioni inutili all’interno della nostra piccola Comunità. L’arena social, come ben noto, non garantisce sempre il rispetto tra le parti. Ciò premesso, mi sento di ribadire con grande forza, in rappresentanza dell’amministrazione comunale di Castelmassa, la piena e totale fiducia nel parroco don Stefano Marcomini e in tutti i sacerdoti che operano nella zona pastorale di Castelmassa”.
E anche in questo caso ribadisce tra i principi base del cattolicesimo, la professione del “rispetto, il dialogo e il confronto reciproco con le altre confessioni religiose, promuovendo la comprensione e la collaborazione tra le diverse tradizioni di fede; il nostro parroco questo ha fatto, nulla di più e nulla di meno”.
D’altra parte, Castelmassa aderisce a un movimento che da più parti nel mondo invoca la pace e stop all’odio. E in circa 200 a Castelmassa risponderanno, “Sì” all’invito di domani.
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