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IL LUTTO

Addio Drago, sei stato il più grande

“Re” di Montecarlo e noto a livello mondiale, corse anche in Ferrari voluto dal Drake

Addio Drago, sei stato il più grande

“Re” di Montecarlo e noto a livello mondiale, corse anche in Ferrari voluto dal Drake

Il Drago è morto. Cavarzere piange il suo Principe, diventato Re di Montecarlo. Si è spento oggi, sabato 28 febbraio, a 85 anni, nella sua casa di Bologna, Sandro Munari. Dire che fosse il cavarzerano più famoso al mondo è riduttivo: Munari era un mito, non soltanto per gli appassionati del rally. Il suo nome ha segnato un’epoca, e fatto grande questo angolo di Veneto.

La sua vita è stata leggendaria, come le sue imprese. Le quattro vittorie al Rally di Montecarlo con la Lancia (1972, 1975, 1976 e 1977) sono rimaste un record imbattuto fino al 2008. E dire che tutto è iniziato proprio da qui: la prima gara, a 18 anni, nel 1958, l’ha corsa sulle strade di casa. L’ha raccontata proprio alla Voce, in quella che è stata una delle sue ultime interviste, rilasciata nel 2017: “Con due amici, un meccanico e un elettrauto, ci facemmo un kart artigianale - ricordava Munari - era un trabiccolo, andammo a correre un po’ ovunque, visto che i primi circuiti erano cittadini. La prima gara l’ho fatta a Cavarzere: ero davanti a tutti, ma uno da dietro mi tamponò facendomi capottare, e mi ruppi la clavicola”.

Un incidente che non lo ha fermato. A dare una svolta alla sua vita, l’incontro con un altro mito: Arnaldo Cavallari, di cui Munari fu navigatore in diverse gare, fin dal 1964. Era la fine degli anni Sessanta quando “Mario Angiolini - sono ancora i ricordi del Drago - mi disse che presto avrei avuto la possibilità di guidare. Fu alla 1000 Laghi, in Finlandia: ottenni ottimi tempi senza neanche aver mai visto la strada, con la Lancia Flavia Coupè e soprattutto conobbi Cesare Fiorio, direttore sportivo della Lancia”. E lì iniziò il mito. “Fiorio mi disse ‘dammi il tuo numero che, se ho bisogno, ti chiamo’”. E dopo un mese, a Cavarzere squillò il telefono: “Fu per partecipare al primo rally di Montecarlo, la gara più prestigiosa del mondo”. Che Munari, negli anni successivi, si mise in tasca per quattro volte. Come lui nessuno mai.

Una carriera che lo ha visto anche alla guida della Ferrari, voluto personalmente dal Drake, tra il 1971 e il 1972. “Piero Gobbato, all’epoca direttore generale della Lancia - ricordava il Drago - chiese al commendatore Ferrari il motore della Dino, un 6 cilindri. Ma la Ferrari non glielo voleva concedere. A quel punto, dopo tante insistenze, Ferrari trovò un accordo con Gobbato: ‘Se mi presti Munari per la Targa Fiorio ti do il motore’. E così corsi quella gara a bordo della Ferrari 312 ufficiale. E la vinsi”.

Ma prima della partecipazione, durante le prove a Maranello, l’incontro Enzo Ferrari. “Non mi sarei mai aspettato di vederlo ai box quel giorno di prove - raccontava Munari - ero con l’ingegner Forghieri nella pista di Fiorano, stavamo facendo le prove. Vidi Ferrari entrare dal cancelletto e venire verso di me. Mi salutò e mi chiese se, alla fine delle prove, fossi andato a mangiare con lui al Cavallino. Ricordo l’agitazione di quel momento. Mi presentai al ristorante in tuta e mi si fece davanti un energumeno: ‘Che ci fa qui?’. Gli risposi che ero stato invitato a pranzo dal commendatore Ferrari. Mi lasciò alla porta, andò a chiedere a Ferrari se fosse vero, quindi mi venne a recuperare accompagnandomi nella saletta. E quando vidi che eravamo solo io e il commendatore, mi salì una grande tensione. Lui era curioso, voleva sapere e capire tutto, era una persona incredibile. Ma fu il pranzo più lungo della mia vita”.

Per la cronaca l’anno successivo Sandro Munari si sposò con Flavia Pretolani, che gli è rimasta accanto tutta la vita, ed Enzo Ferrari fu tra gli ospiti delle nozze.

Nella sua lunga carriera al volante, Munari si è laureato due volte campione italiano rally (1967 e 1969) e una volta campione europeo (1973) sempre su Lancia. Ha vinto la Coppa Fia piloti nel 1977 (Lancia) e la Mitropa Rally Cup nel 1971. Nel palmares, oltre ai già citati quattro rally di Montecarlo e la Targa Florio 1972 su Ferrari, ha vinto, tra le altre corse, due volte il Tour de Corse (1967 e 1976), il rally di Sanremo (1974), quello Rideau Lakes (1974) e quello del Portogallo (1976). In carriera partecipò anche alla mitica “Dakar” e sfiorò la F1 con l’interessamento della Iso Marlboro Ir nel 1973, sfumato per l’opposizione della Lancia a lasciarselo scappare.

Negli ultimi anni, ha lottato come un leone contro una dura malattia che ieri, purtroppo, se lo è portato via. Ma il suo ricordo non morirà mai.

“Un grande campione, una grande persona, un grande uomo”. L’ondata di commozione per la morte del Drago scuote Cavarzere e gli appassionati di motori di tutto il Polesine. Il primo a ricordarlo è Pierfrancesco Munari, sindaco proprio di Cavarzere. “E’ stato il più grande sportivo della nostra storia”, dice. E aggiunge: “Indimenticabile è stata la sua vittoria al Rally di Montecarlo, un’impresa straordinaria, ancora oggi unica e irripetibile, che resterà per sempre nella memoria degli appassionati di motori e sport”. Quindi un ricordo personale: “Grazie per le emozioni che ci hai regalato e che personalmente hai dato a me quando da bambino per la prima volta mi hai fatto provare l’ebbrezza del traverso. Alla sua famiglia e ai suoi cari le più sincere e sentite condoglianze”.

Proprio a Cavarzere, Munari aveva i suoi più grandi tifosi. E qui, finché ha potuto, è sempre tornato con piacere. “E’ stato a lungo presente anche nel nostro club, era il nostro testimonial,” ricorda Fabio Franchin, presidente del Motoring classic club Cavarzere. Il sodalizio, dal 2012 al 2014, organizzò annualmente la gara di regolarità inserita nel campionato Triveneto Acisport e Munari ne fu ogni anno l’apripista. “Non ha mai perso il legame con il territorio, e nonostante i suoi tanti impegni in tutta Italia non mancava di tornare a Cavarzere per salutare gli amici - dice ancora Franchin - con lui perdiamo un grande amico. Qui gli volevamo tutti bene e non lo abbiamo mai dimenticato”. Il club ora si prepara a partecipare alle esequie del Drago, che saranno celebrate a Bologna. “Potremmo anche organizzare un pullman”, svela il presidente.

Chi conosceva bene Munari è il sindaco di Adria Massimo Barbujani, con un passato da rallista. “Era il 1976, avevo 17 anni - ricorda Bobo - con gli amici e mio cugino Gilberto andammo a vedere il rally di San Martino di Castrozza a cui partecipavano i migliori campioni della specialità. I fari della Stratos tagliavano il buio della strada e una folla oceanica assiepata in ogni spazio libero, aspettava di essere imbiancata dalla polvere sollevata dalla Lancia Stratos di Sandro Munari. Lì è nata la mia passione per questo sport”.

“E’ stata una figura fantastica - continua Barbuani - sia alla guida di quella meravigliosa Lancia Stratos, sia successivamente, quando insieme ad Arnaldo Cavallari e a Mario Angiolini ha portato il rally nella contemporaneità. L’ho rivisto il 2 giugno di qualche anno fa in occasione del passaggio ad Adria di un raduno motoristico: è stata una grande emozione, un momento, insieme agli altri che ho vissuto, che porterò sempre dentro di me”. E aggiunge: “Con il sindaco di Cavarzere Pierfrancesco Munari abbiamo stretto un patto d’amicizia tra i due comuni proprio per valorizzare la figura di Sandro Munari e Arnaldo Cavallari e la conseguente vicinanza, nel nome di questi due grandissimi personaggi, tra le nostre comunità. Se n’è andato un grande uomo di sport e un grande uomo nella vita”.

Via social, anche il cordoglio di Luca Zaia: “Tutto il Veneto si stringe alla famiglia - ha scritto l’ex governatore - Munari lascia l’eredità di un grande campione, capace di rendere onore alla propria terra col lavoro, la determinazione e la forza da vero fuoriclasse”.

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