VOCE
il caso
28.02.2026 - 20:00
Il Tribunale di Roma, con la sentenza n. 9135 del 19 novembre 2025, ha dichiarato legittimo un licenziamento per giustificato motivo oggettivo maturato nell’ambito di una riorganizzazione aziendale sostenuta anche dall’impiego di strumenti di intelligenza artificiale. Si tratta del primo caso riconosciuto in Italia in cui l’introduzione di sistemi automatizzati entra formalmente nel quadro di una decisione espulsiva dal lavoro.
Al centro della vicenda una graphic designer impiegata in una società operante nel settore della cybersecurity. L’azienda ha avviato un processo di accentramento delle funzioni interne e di ottimizzazione dei flussi operativi, introducendo nuove tecnologie capaci di rendere più efficienti le attività creative e progettuali. In questo contesto il ruolo della dipendente è stato ritenuto non più necessario e conseguentemente soppresso.
Nel provvedimento i giudici hanno riconosciuto la sussistenza di ragioni economico-organizzative reali e l’assenza di possibilità di ricollocazione interna, elementi ritenuti sufficienti a sostenere la legittimità del recesso. L’intelligenza artificiale non viene indicata come causa autonoma del licenziamento, ma come uno degli strumenti impiegati nel processo di ristrutturazione.
La decisione ribadisce che la valutazione resta ancorata ai criteri tradizionali del giustificato motivo oggettivo, gli stessi applicati in passato durante le fasi di digitalizzazione che hanno trasformato uffici e professioni. Centrale rimane il principio del repêchage, ovvero l’obbligo per il datore di lavoro di verificare la possibilità di assegnare il dipendente ad altre mansioni, anche se nella pratica tale verifica si confronta con strutture organizzative sempre più snelle e con limitati margini di riqualificazione.
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