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rovigo
28.02.2026 - 09:19
Nell'iconografia artistica, il banchetto è stato sempre la metafora di legami e condivisioni. Sulla stessa mensa, cibi differenti eppur legati, pietanze capaci di unire, ridere e dialogare. E oggi, alle 17.30 nella sala parrocchiale di Santa Maria delle Rose, alla tavola dell' “Iftar” (il momento di festa che sancisce la rottura del digiuno del mese sacro di Ramadan) si celebrerà proprio il legame inter-religioso fra la comunità mussulmana del capoluogo e quella cristiana.
“Si tratta della quinta edizione di questo momento collettivo, un appuntamento ormai consolidato con le associazioni che ne curano la riuscita e le parrocchie che nel corso degli anni si sono alternate l'ospitalità della serata, come nel caso di San Bortolo o, come quest'anno e l'anno scorso, in Commenda. Rappresenta un momento importante di amicizia e incontro tra musulmani e cristiani, uniti nel vivere insieme una delle tappe significative del percorso del Ramadan” ha commentato il vescovo della diocesi di Adria Rovigo, Pierantonio Pavanello, specificando lo stesso intento svolto anche nella sala polivalente parrocchiale di Castelmassa.
Sono proprio l'associazione solidale “Senza Frontiere”, in collaborazione con “Bandiera Gialla”, il movimento dei Focolari e l’associazione “Marocco sviluppo” a promuovere l'iniziativa con l’obiettivo di alimentare e dare sempre nuova vita al dialogo costruttivo e edificante, nei solchi di una società inclusiva con cui convivere nei valori propri della pace. Particolare, o forse provvidenziale, quest'anno, l'inizio del Ramadan (il nono mese dell'anno del calendario islamico nel quale i fedeli praticano il digiuno) caduto in concomitanza del mercoledì delle Ceneri, il giorno che scandisce l'avvio del cammino di Quaresima per i cristiani.
Domani pomeriggio, ha aggiunto Abdelkabir Louezna, presidente di “Senza frontiere” Rovigo e Padova: “Sarà un pomeriggio di festa, dove insieme a tavola potremmo conoscerci, scambiare vicendevole le nostre tradizioni, nell'unità di un dialogo vero e concreto”. Insomma, “Ma'an” (che vuol dire insieme) come filo conduttore di un rispetto reciproco intessuto in una trama di conoscenza e un ordito di condivisione.
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