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La fine del Ramadan è una grande festa d'accoglienza

Un ponte tra le culture. Don Turcato: “Momento importante per custodire rapporti fraterni”

La fine del Ramadan è una grande festa d'accoglienza

“Siamo tutti fratelli”. Nella sala parrocchiale di Santa Maria delle Rose, in Commenda, oggi la serata dell’Iftar - la cena che segna la rottura del digiuno quotidiano del Ramadan - si è svolta attorno a più tavolate, con oltre duecento persone sedute fianco a fianco. In sala, molte famiglie con bambini, un via vai continuo tra i tavoli e piatti della tradizione preparati e condivisi, in un clima informale e partecipato.

Tra i presenti il console generale del Regno del Marocco a Verona Abdelilah Nejjari, il vicesindaco Andrea Bimbatti, l’assessore comunale Renato Campanile, don Enrico Turcato, insieme a realtà associative come associazione Bandiera Gialla e il Movimento dei focolari.

A spiegare il significato della serata è stato Abdelkabir Louezna, presidente dell’associazione solidale Senza frontiere di Padova e Rovigo: “L’iftar è la rottura del digiuno. E’ questo il suo significato. Durante tutto il mese del Ramadan lo viviamo ogni giorno, ma oggi abbiamo voluto farlo insieme”. E aggiunge: “Abbiamo voluto riunirci, cristiani e musulmani, e partecipare tutti a questa serata”.

Un messaggio raccolto anche da don Enrico Turcato, che ha richiamato il valore umano dell’incontro, soprattutto nel contesto attuale: “E’ un momento importante, al di là di qualsiasi polemica, per ricordarci che in umanità siamo tutti fratelli”. Il parroco ha riconosciuto le differenze di fede e di spiritualità, ma ha insistito sulla possibilità di cercare una strada comune. E ha ricordato la coincidenza dei tempi: “Quest’anno cristiani e musulmani vivono insieme un tempo di digiuno, la Quaresima e il Ramadan. E’ bello pensare che tutti abbiamo qualcosa a cui rinunciare di superfluo, ma anche qualcosa di essenziale su cui investire”.

Per don Turcato, quell’essenziale passa dalle relazioni: “Custodire i rapporti fraterni, perdere anche del tempo per stare insieme tra culture e popoli. Alla fine, nello stare insieme non abbiamo nulla da perdere. Divisi, invece, sì”.

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