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“Obiettivo welfare e cure di base”

Il neo direttore dell’Ulss 5 Mauro Filippi: “Non possiamo permetterci di perdere professionisti”

“Obiettivo welfare e cure di base”

Portare la cura quotidiana accanto alle persone per non pesare troppo sugli ospedali, ascoltare il territorio, cercare di migliorare il welfare dell’azienda per evitare la fuga di personale e per attirare nuovi professionisti. Mauro Filippi, nominato direttore generale dell’Ulss 5 dal presidente Alberto Stefani, è partito dalla professione di infermiere per arrivare all’apice della macchina organizzativa della sanità e ritorna alla base, alle persone e al suo personale, per interpretare al meglio il suo ruolo di dirigente.

Filippi, partiamo dalla telefonata di venerdì sera: cosa le ha detto Alberto Stefani?

“Mi ha chiamato, come ha chiamato i miei colleghi per dirmi che aveva pensato a questa soluzione per me, della direzione di un’azienda provinciale e di un ospedale hub. Io sono onorato di questa scelta e per me sarà una bella sfida”.

Sessantadue anni, tre figli, dal 2021 secondo laureato in infermieristica a capo di un’azienda sanitaria, la Ulss 4. Quanto pesa nella sua attuale mansione, l’essere stato così a contatto con i pazienti e nelle corsie d’ospedale?

“Mi porto dietro l’importanza di saper parlare con le persone, con le amministrazioni, con i cittadini e con i pazienti. Il dialogo è un elemento fondamentale per costruire. In ambito organizzativo bisogna studiare i fenomeni per migliorare, come nella malattia non si può solo affrontare il sintomo ma bisogna gestire la causa del male per curarlo. Importante ascoltare e farsi ascoltare dai collaboratori. Io provengo da un’azienda territoriale e si capisce quando sia fondamentale lavorare alla base per lavorare meglio negli ospedali. Bisogna fare molta prevenzione e curare le persone a casa affinché la fragilità non arrivi negli ospedali”.

Sa già lunedì da dove comincerà in Ulss 5?

“Arrivando ex novo una realtà bisogna comprenderla e conoscerla nei punti di forza e di debolezza, quali sono i progetti in corso e già avviati. Vorrò conoscere le persone che collaborano con me e il terzo settore che fa parte della rete indispensabile per lavorare con il territorio. Partirò dalla conoscenza, che è il primo passo che bisogna fare”.

La carenza di medici e di professioni sanitarie nelle corsie di ospedale è cronica. Come ha intenzione di contrastare questa emorragia?

“La situazione dell’Ulss 5 immagino sia simile a quella di altre aziende. Di fronte a difficoltà a reclutare, bisogna innanzitutto trattenere le risorse che ci sono e far stare bene i dipendenti nel posto di lavoro. Durante la direzione dell’Ulss 4 abbiamo attivato una serie di interventi come convenzioni per alloggi ed esercizi commerciali. Abbiamo avuto piccoli segnali di cambiamento. Bisogna incidere sulle condizioni di lavoro, lavorare in sicurezza e lavorare bene”.

Lei abita a San Donà di Piave, come gestirà la distanza da Rovigo?

“Ho tre figli che stanno frequentando università e la scuola a San Donà di Piave e continueranno qui, non hanno bisogno di seguirmi. Darò la presenza che necessita il mio ruolo e reperibilità 24 ore su 24”.

Il Polesine conta su tre ospedali, l’hub di Rovigo, Trecenta e Adria, ma il territorio teme sempre il depotenziamento, se non la chiusura dei due nosocomi minori. Lei cosa ha intenzione di fare a riguardo?

“Faccio fatica ad esprimermi perché non li conosco. Quello che è previsto nella programmazione regionale bisogna fare in modo che funzioni il meglio possibile. Quando sarò lì cercherò di capire le problematiche. Va data un’identità agli ospedali non in concorrenza con gli altri ospedali, ma a supporto. Ci metteremo sicuramente al lavoro anche per Trecenta e Adria”.

La sanità è spesso percepita come fredda e burocratica. Eppure tocca la parte più fragile delle persone e della società. Come restare il più possibile umani?

“Spesso il lavoro dei sanitari è pesante e impegnativo, ma non è l’utente che deve risentirne o la relazione con i colleghi. Se ci saranno delle segnalazioni le prenderemo in esame una per una. Ci vuole del tempo per cambiare gli stili comportamentali. A volte, tuttavia, ci si lamenta di ciò che va male senza notare le migliaia di situazioni in cui si agisce bene”.

Qual è il primo obiettivo?

“Uno degli obiettivi più importanti è il lavoro che faremo nel territorio con le case di comunità. Abbiamo tempi stretti per attuare questo modello organizzativo che consentirà di recuperare spazi negli ospedali. Lavoreremo per la sicurezza dei pazienti e degli operatori. Le politiche per il personale ci aiuteranno a recuperare qualche professionista, non possiamo permetterci il lusso che qualcuno vada via”. E da domani si comincia.

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