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Oggi i rider in sciopero

Mobilitazione nazionale dopo l’amministrazione giudiziaria di Deliveroo

Oggi i rider in sciopero

Il 28 febbraio i rider di tutta Italia incroceranno le braccia su iniziativa dell’Unione sindacale di base. La protesta arriva pochi giorni dopo la decisione del tribunale di Milano di porre Deliveroo Italy sotto amministrazione giudiziaria con l’accusa di caporalato, un provvedimento che segue quello già adottato nei confronti di Glovo. Il sindacato chiede un intervento strutturale e l’apertura di tavoli permanenti presso le Prefetture per monitorare il fenomeno dello sfruttamento, sollecitando governo e istituzioni locali a non ignorare quanto emerso dall’inchiesta milanese.

Secondo l’Usb, le indagini avrebbero confermato un sistema fondato su compensi giudicati insufficienti e su turni prolungati, regolati da meccanismi algoritmici ritenuti penalizzanti. La mobilitazione punta all’assunzione diretta dei lavoratori e all’applicazione integrale del Ccnl Logistica, Trasporto Merci e Spedizione, indicato come unico strumento capace di superare il cottimo, garantire ferie e malattia e assicurare una retribuzione oraria adeguata. Il sindacato rivendica inoltre maggiori tutele sul fronte della sicurezza, con la copertura totale dei dispositivi di protezione e dei mezzi da parte delle aziende, e trasparenza nei criteri di assegnazione delle consegne.

Intanto si registrano i primi sviluppi sul fronte della regolarizzazione. Dopo il decreto d’urgenza firmato dal pubblico ministero Paolo Storari e convalidato dal giudice per le indagini preliminari Roberto Crepaldi nei confronti di Foodinho, società legata a Glovo, sono iniziati i confronti tra le aziende coinvolte, i rispettivi legali e l’amministratore giudiziario Adriano Romanò, incaricato di seguire il percorso di adeguamento. In uno dei casi sarebbero già state avanzate proposte per l’innalzamento delle paghe, mentre in un altro il dialogo è ancora alle fasi iniziali in attesa delle determinazioni del giudice. Al centro delle verifiche vi è l’adeguamento delle retribuzioni oltre la soglia di povertà individuata dagli inquirenti e dai carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro.

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