VOCE
La norma
02.03.2026 - 08:22
Il piatto tipico del Polesine ma anche le macellerie specializzate potrebbero scomparire
Il Polesine potrebbe essere costretto a rinunciare a uno dei suoi piatti più tipici: il mussetto o somarino, gustoso spezzatino di carne di asino, servito con polenta. Potrebbe costare carissimo, una multa fino a 100mila euro e fino a 6 anni di reclusione.
Questo perché nei giorni scorsi è iniziato in Commissione agricoltura alla Camera l’esame congiunto di tre diverse proposte di legge, una dell’onorevole Michela Vittoria Brambilla di Noi Moderati, una di Luana Zanella di Avs e una di Susanna Cherchi del Movimento 5 Stelle, alle quali si è aggiunta proprio ora una quarta di Eleonora Evi del Pd, che hanno come obiettivo la “tutela degli equidi e loro riconoscimento come animali di affezione”. Il riconoscimento come animali di affezione significa equipararli a cani e gatti, vietandone la macellazione per mettere fine al loro consumo alimentare.
A livello nazionale, nel 2025 sono stati macellati 20.643 cavalli e 2.118 asini. Le regioni con il più alto numero di equidi macellati sono la Puglia, che da sola assorbe il 34,32%, seguita dall’Emila Romagna con il 20,30%, mentre il Veneto è terza con il 13,67%. Sul totale dei capi macellati risulta che 4.713 animali sono provenienza italiana e 8.141 provenienti da Paesi esteri. Numeri comunque in calo rispetto al passato.
Senza contare le macellerie equine ancora presenti in provincia, per il Polesine il mussetto è davvero un simbolo di tradizione, non a caso presente nei menù delle trattorie tipiche da un capo all’altro della provincia, anche se meno verso il mare, e protagonista di una sagra, la Sagra del somarino di Runzi, ma “piatto forte” di tante feste, da Bosaro a Canda. Un piatto destinato a scomparire?
Intanto, se l’onorevole Brambilla da Roma, in una conferenza stampa alla Camera, martedì, ha detto “i cavalli sono amici, non si mangiano”, da Venezia già arrivano i primi altolà. Come quello del capogruppo della lista Stefani Presidente in consiglio regionale, Matteo Pressi, veronese che dice chiaramente “non condivido”, definendo la proposta “foriera di ripercussioni negative sulla filiera della trasformazione e della commercializzazione di queste carni, che in Veneto e nella provincia di Verona ha una rilevanza maggiore rispetto ad altre zone d’Italia”. E, aggiunge “non va sottovalutato l’impatto di tale scelta sulle attività ristorative e quindi sulle piccole attività commerciali, dove la carne di cavallo è presente in molti menù come piatto tipico”.
Il dibattito rischia di infiammarsi con l’avanzare dell’iter parlamentare delle proposte di legge, chiaramente sostenute dal mondo animalista e avversate da chi difende una tradizione e una filiera produttiva.
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