VOCE
ECONOMIA
02.03.2026 - 08:13
In dieci anni, quasi 11mila auto in più sulle nostre strade ma autoriparatori scesi dell’11%. E’ il “cortocircuito” messo in luce dall’ultimo studio della Cgia di Mestre che ha puntato i propri riflettori sul comparto dell’auto.
“Può sembrare un controsenso - spiegano dalla Cgia - ma i numeri raccontano una storia solo in apparenza paradossale. L’Italia è il Paese europeo con la maggiore densità di automobili: circolano 701 vetture ogni mille abitanti, cioè sette auto ogni dieci persone”.
Il Veneto ha un dato medio in linea con quello nazionale, ma presenta 721 auto ogni mille abitanti a Rovigo, 709 a Belluno, 708 a Treviso e a 706 di Vicenza. Le altre tre province, Verona (698), Padova (679) e Venezia (591), sono al di sotto della media nazionale. Oltre a ciò, il numero complessivo continua a crescere. Se nel 2014 circolavano nella nostra regione 2,9 milioni di autovetture, nel 2024 sono salite a 3,3 milioni (con un aumento di circa 319mila unità, per una variazione del +10,7%), con punte del +12,4% a Verona (71.746 auto in più) e del +11,9% a Treviso (65.915 auto in più). A Rovigo sono 163mila le auto circolanti, contro le 152mila del 2014: 10.801 le auto in più, pari a una variazione del 7,1%. La più bassa di tutta la Regione.
L’Italia ha anche il parco auto più anziano: quasi un’auto su quattro (il 24,3%) ha più di vent’anni. In Veneto, invece, il dato medio si attesta al 18,5%, con punte del 21,2% a Rovigo e del 19,6% a Vicenza.
“Con tante vetture, e per di più datate e bisognose di manutenzione, ci si aspetterebbe un aumento delle attività di autoriparazione - dice ancora la Cgia - accade invece il contrario. Gli autoriparatori, in particolare quelli indipendenti, continuano a diminuire: nel 2024 le attività in Veneto erano 5.630; dieci anni prima 6.281. In pratica ne sono ‘scomparse’ 651, con un calo del 10,4%”.
A livello provinciale la contrazione più significativa ha interessato Belluno con il 15,4% di aziende del settore in meno, pari a 38 saracinesche abbassate; segue Venezia con il 13,9% di imprese in meno (116 quelle perse), Rovigo con una diminuzione dell’11,6% (41 imprese perse, su 353 attive nel 2014) e Treviso con una contrazione del 10,3% (118 unità in meno).
“In Veneto - dicono ancora dall’Ufficio studi della confederazione degli artigiani di Mestre - il numero degli autoriparatori diminuisce anno dopo anno per una combinazione di fattori economici, tecnologici e sociali che stanno cambiando profondamente il settore dell’auto. Non si tratta solo di una crisi temporanea, ma di una trasformazione strutturale che rende sempre più difficile mantenere aperta un’autofficina tradizionale. Prima di tutto, i costi di gestione sono aumentati molto. Affitti, bollette energetiche, smaltimento rifiuti speciali, assicurazioni, normative ambientali e sicurezza sul lavoro richiedono investimenti continui. Molte piccole attività artigianali a conduzione familiare, che per decenni hanno rappresentato l’ossatura del comparto, faticano a sostenere queste spese con margini di guadagno sempre più ridotti. I clienti, infatti, cercano prezzi bassi e sempre più spesso acquistano online i pezzi di ricambio, comprimendo ulteriormente i ricavi. Un secondo fattore decisivo è la crescente complessità tecnologica delle auto moderne. Elettronica, centraline, sensori Adas, software di diagnosi e, soprattutto, veicoli ibridi ed elettrici richiedono strumenti costosi e formazione continua. Non basta più l’esperienza meccanica tradizionale: servono competenze informatiche e aggiornamenti costanti. Per molte officine investire decine di migliaia di euro in attrezzature e corsi non è sostenibile, quindi scelgono di chiudere”.
C’è poi il problema generazionale. “I giovani - concludono dalla Cgia - mostrano poco interesse verso i mestieri manuali e artigianali, preferendo percorsi universitari o lavori percepiti come meno faticosi. Fare l’autoriparatore significa orari lunghi, lavoro fisico, responsabilità e spesso burocrazia. Senza ricambio, molte attività cessano quando il titolare va in pensione, perché non c’è nessuno disposto a rilevarle”.
Infine le auto moderne richiedono meno manutenzione ordinaria rispetto al passato: intervalli di tagliando più lunghi, componenti più durevoli e meno interventi meccanici “classici”. E meno lavori significa meno entrate, e quindi meno attività.
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