VOCE
verso il referendum
02.03.2026 - 15:10
Marco Petternella
"L’articolo dell’amico Lugi Migliorini a favore del No alla riforma dell’ordinamento Giudiziario ci induce ad una risposta". Lo spiega la nota stampa della Camera Penale Rodigina, presieduto dall'avvocato Marco Petternella.
"Le Camere Penali Italiane da molti anni sostengono la necessità della separazione delle carriere - spiega la nota stampa - da non confondere con la ben diversa separazione delle funzioni menzionata da Luigi, anche nel processo penale tra il Giudice e le Parti le cui tesi è chiamato a valutare (nel processo civile questo esiste già: l’art. 51 del Codice di Procedura Civile elenca tra le cause di astensione del Giudice accanto ai vari gradi di parentela, anche la “commensalità abituale”, interpretata come quella familiarità tra Giudice ed una delle Parti che mal si concilia con l’imparzialità – o con la sua apparenza – dell’arbitro)".
"Bene ha fatto Luigi a non iscriversi alla Camera Penale, che pure si pregia di averlo avuto come ospite d’onore in più occasioni. Non per il suo “individualismo liberale”, ma perché sarebbe incoerente con se stesso chi si iscrivesse ad un’associazione che persegue un obiettivo non condiviso. Certamente è legittimo pensare diversamente e lungi da noi la volontà di coartare chicchessia. Qualcuno, oltre un secolo fa, disse “non condivido la tua idea, ma darei la vita perché tu possa esprimerla”, concetto che esprime il valore della libertà di parola da parte di chiunque, uno dei cardini del liberalismo, ma che pare si stia dissolvendo nella nostra società".
"Però la stessa coerenza con l’idea liberale imporrebbe a nostro avviso posizione diversa. Il 26 giugno 1963, John Fitzgerald Kennedy, Presidente degli Stati Uniti si recò a Berlino Ovest, ove pronunciò un famoso discorso in cui invitava i sostenitori del comunismo a recarsi a Berlino a vederne gli effetti nella Germania Est (“fateli venire a Berlino”) e concludendo con la famosa frase “Io sono berlinese”. Kennedy era stato eletto nelle file del Partito Democratico; il nome corretto della Germania Est era Repubblica Democratica Tedesca. Stesso aggettivo, “democratico”, ma visioni evidentemente opposte".
"La separazione tra Giudice e Pubblico Ministero è da sempre una caratteristica degli stati liberali, attuazione del giusto processo, ritenuto un diritto imprescindibile dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo del 1950 (art. 6) e dal Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici del 1966 (art. 14), in ossequio dei quali l’Italia, nel 1999 (una cinquantina di anni dopo l’opera dei Padri Costituenti) ha modificato l’art. 111 della Costituzione: “Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le Parti, in condizioni di parità, davanti ad un giudice terzo ed imparziale”. Modifica peraltro imposta dalla Costituzione stessa, che all’art. 10 prevede l’obbligo di conformarsi alle norme di diritto internazionale generalmente riconosciute. Viceversa l’unitarietà della Magistratura fu introdotta nel nostro ordinamento sotto il fascismo, nel 1941: l’allora Ministro Dino Grandi, nella Relazione al Duce, illustrava la proposta, poi accolta con la configurazione dell’Ordinamento Giudiziario nella forma attuale, di “eliminazione, attraverso un concorso unico di ammissione in carriera, di ogni disparità di origine e di ogni differenza di considerazione tra le funzioni di giudice, sostituto procuratore del Re e pretore, ponendo le stesse, ed i rispettivi gradi, su di un livello perfettamente parallelo e di assoluta parità”.
"Risale ormai al 1995 la Risoluzione sul rispetto dei diritti dell’uomo nell’Unione europea con la quale il Parlamento Europeo invitava tutti gli Stati ad 'assicurare la terzietà del giudice giudicante attraverso la separazione delle carriere di magistrato inquirente e di magistrato giudicante, al fine di garantire un processo equo' (punto 58). La riforma a questo mira: all’attuazione di un principio di civiltà e di rispetto dei diritti dell’umanità, in omaggio alla tradizione degli stati liberali, distaccandosi finalmente da posizioni che trovano le proprie radici nei regimi assolutisti".
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