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IL MONDO IN GUERRA

Un polesano nell'inferno di Dubai: "Sotto shock"

Roberto Nibale: “Stiamo bene, ma cercheremo di tornare appena riapriranno i voli. Da sabato scoppi continui”

Un polesano nell'inferno di Dubai: "Sotto shock"

“Prima le scie luccicanti nel cielo, poi gli scoppi. Un continuo, da sabato pomeriggio. La paura più grossa l’abbiamo vissuta nella notte: abbiamo sentito un gran boato e hanno iniziato a squillare tutti i cellulari con i messaggi di allerta per i missili. Ci siamo spaventati tantissimo”. Roberto Nibale, 39 anni, parrucchiere rodigino, titolare dell’atelier Hair Nibale in area Tosi, in questi giorni è in vacanza a Dubai con la famiglia: moglie e due bambine piccole, di 5 e 2 anni.

Una vacanza che doveva essere di relax, dopo un periodo lavorativamente intenso, ma che ha portato il rodigino e la sua famiglia a fare i conti direttamente con il dramma della guerra, vissuto in prima persona. Il suo albergo, a Dubai Marina, non è lontano da dove, sabato pomeriggio, si sono abbattuti droni e missili iraniani: la terribile reazione del regime degli Ayatollah ai bombardamenti Usa-Israele che hanno portato alla morte della Guida suprema, Ali Khamenei.

Un fulmine a ciel sereno nella vita di Roberto, che certo non avrebbe mai pensato di ritrovarsi in uno scenario simile. L’incubo è iniziato sabato pomeriggio, mentre era a bordo piscina. “Scie nel cielo, boati e poi un continuo di scoppi”, racconta il professionista rodigino. Gli effetti dell’attacco con i droni a cui hanno risposto le difese anti-aerei dell’Emirato. Un attacco che ha danneggiato il terminal aeroportuale e colpito anche il Fairmont hotel alla Palma e l’iconico grattacielo Burj Khalifa, simboli del lusso di Dubai.

Poi, nella notte tra sabato e ieri, l’allarme anti-missilistico su tutti i cellulari “e un boato fortissimo che ci ha svegliato. Ci siamo spaventati tantissimo, abbiamo preso le bambine e siamo usciti dalla camera. Ma tutti gli ospiti dell’hotel sono scesi nella hall”. Soltanto dopo lunghi, interminabili, ore, la situazione è rimasta alla calma.

Quello che colpisce - come riferisce Roberto - è che qui “la gente del luogo e il personale locale è abbastanza tranquilla. In giro c’è poca gente, ma non è certo un deserto. Non c’è la sensazione che possa succedere qualcosa di drammatico, il pensiero più che altro è che possano cadere detriti, dei droni colpiti dal sistema anti-areo o da qualche edificio. Ci hanno suggerito di restare al chiuso e tenerci lontano dalle finestre, tutto qui”.

La vacanza di Roberto avrebbe dovuto concludersi il 9 marzo, con volo di ritorno fissato per il 10. Al momento, però, c’è incertezza assoluta sulla riapertura dell’aeroporto e del traffico aereo nella zona del Golfo. “Cercheremo di tornare appena riapriranno i voli, se ce lo consentono”, confessa il rodigino. Intanto, ieri, da Dubai era praticamente impossibile mettersi in contatto con l’ambasciata italiana o la Farnesina: a fare da tramite con il ministero è stata la sorella di Roberto, dall’Italia. “Restate al coperto, non uscite per nessun motivo”, il suggerimento arrivato da Roma, oltre all’avviso che tutte le comunicazioni ufficiali e le allerte vengono diramate con l’apposita app.

“Speriamo di non sentire più boati e di poter dormire tranquilli questa notte”, conclude Roberto.

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