VOCE
REFERENDUM GIUSTIZIA
02.03.2026 - 20:03
"Votiamo no per difendere la nostra Costituzione. Non accettiamo che si tocchino i poteri del presidente della Repubblica": Gran Guardia straripante di folla, ieri sera, in occasione del dibattito organizzato dal comitato per il "no" al referendum del prossimo 22 e 23 marzo che chiamerà alle urne per scegliere se approvare o meno la cosiddetta riforma della giustizia. Al tavolo, il senatore Francesco Boccia, in dialogo con Manuela Fasolato, procuratore della Repubblica di Rovigo, Matteo Favero, commissario provinciale del Pd e la giornalista Fiammetta Benetton a moderare la serata. "Non è una riforma che tocca la magistratura. I veri problemi della magistratura resteranno" ha esordito Boccia, poco dopo il saluto di Nadia Romeo, deputata Dem alla Camera.
Problematiche che l'ex ministro per gli affari regionali e le autonomie, ora capogruppo del partito in Senato, ha citato direttamente: "Mi riferisco alla lentezza dei processi e all'efficienza degli stessi. Questa è una riforma che tocca sette articoli della Costituzione, in sostanza mina l'equilibrio tra i poteri dello Stato. A nulla sono stati i tentativi di mediare con la maggioranza prima di arrivare a questo punto. Evidentemente c'è un disegno politico, quello di modificare l'equilibrio tra i poteri dello Stato, tra l'esecutivo, il legislativo, quindi il Parlamento e l'ordine e il potere giudiziario. Noi questo non lo condividiamo, non lo accettiamo".
All'applauso di risonanza, ha poi aggiunto le sue motivazioni anche Fasolato. "Sono in magistratura dall'84. Ho studiato a fondo questa proposta di riforma. Nei punti che vengono cavalcati dalla propaganda di un'informazione di un certo tipo, chiamarla 'separazione delle carriere' equivale a una truffa alle etichette. Basti pensare che dal 2022, i magistrati cambiati con il 'passaggio di carriera' sono stati veramente pochi, con un'incidenza minimale rispetto ai 9000 totali in servizio".
E sulla proposta di risoluzione dei problemi intrinsechi al mondo giudiziario, attraverso il voto del sì, ha sottolineato: "In realtà non si toglie una virgola a quello che avviene ordinariamente: i nodi rimangono. Come le leggi senza ordini, sovrapposte spesso fra loro, la mancanza di risorse umane, una informatizzazione che diventi intelligente e che funzioni, ora abbiamo in dotazione programmi obsoleti e abbiamo una scopertura amministrativa del 40%. In questa riforma ci rimette il cittadino".
Cittadino che diviene la chiave per comprendere perché votare no, in un'ottica che non può non riflettere il baratro della situazione geopolitica mondiale, ha continuato Boccia: "Il discorso è semplice. Se si vota sì, si cambia la Costituzione che ci hanno regalato i padri costituenti che ha assicurato al paese 80 anni non semplici, non facili, ma di pace e di equilibrio tra i poteri dello Stato. Se si vota no si mantiene questo impianto. Poteri dello Stato che hanno poteri illimitati rischiano di fare solo danni. L'ordine mondiale è stato stravolto dall'arrivo di Trump. Oggi mentre noi siamo qui a Rovigo a discutere del referendum, ci sono sirene antiaeree che suonano in gran parte dei paesi del Medio Oriente, stiamo chiedendo al governo di unirsi ai grandi paesi europei e fare dell'Europa un punto fermo. Nessuno è padrone del mondo".
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