VOCE
rovigo
05.03.2026 - 05:00
Una chiamata apparentemente normale, un indirizzo parzialmente errato, un atteggiamento nervoso e sospetto. Sono questi i piccoli campanelli d’allarme che hanno permesso al gruppo It taxi 23900 di attivare la macchina dei controlli che ha portato all’identificazione di un truffatore e alla restituzione ad una famiglia dei gioielli rubati, spacciandosi per un finanziere.
Tutto è accaduto giorni fa quando Andrea Pavarin, operatore del servizio, ha ricevuto una chiamata da un giovane, che chiedeva di essere prelevato in stazione dei treni. “Un ragazzo apparentemente tranquillo che, una volta salito, mi ha dato l’indirizzo e il civico di un luogo a Lama Polesine - racconta - Chiacchierando mi ha detto di essere di Napoli e, quando gli ho domandato cosa facesse da queste parti, mi ha detto che stava andando a trovare una zia. Durante il tragitto, però, era diventato insistente sulle tempistiche di arrivo. La scusa era che doveva avvisare questa zia che stava arrivando”. Una volta giunti alla bifamiliare indicata, il tassista chiede conferma dell’abitazione e, dopo averla ottenuta, il giovane chiede di essere lasciato in strada. “Gli ho risposto che era pericoloso fermarsi in quel punto e che sarei entrato nella corte dell’abitazione in modo da lasciarlo in sicurezza e poi sarei andato via - continua Pavarin - Il giovane è sceso e mi ha pagato ma dopo qualche istante è uscita una donna dalla casa chiedendo chi fossimo e cosa stavamo facendo. Alla mia risposta la donna ha spiegato di non conoscere affatto l’uomo che avevo fatto scendere”.
E proprio qui la storia comincia a farsi anomala e presentare i primi segnali di allarme. “Il ragazzo ha detto di aver sbagliato civico - spiega Pavarin -, e che doveva andare nell’abitazione di fianco. Ho girato l’auto e sono ripartito, guardando nello specchietto retrovisore. Il ragazzo in effetti stava andando nella direzione che aveva indicato”. Dopo appena 10 minuti, però, un collega (Nicola Breviliero) chiama Pavarin e gli racconta di aver ricevuto una richiesta di trasporto dallo stesso giovane. “Ho girato la posizione dove avevo lasciato il ragazzo al collega, in modo che potesse raggiungerlo facilmente - prosegue Pavarin - ma una volta arrivato il collega non ha trovato nessuno. Lo ha quindi richiamato sul numero da cui aveva fatto la richiesta e lo ha 200 metri più avanti mentre girava in mezzo ad un campetto. Il giovane era visibilmente agitato e nervoso e ha chiesto di tornare in stazione. Il mio collega, però, si è insospettito e ci ha mandato un messaggio chiedendo di contattare la polizia e farla venire in stazione con urgenza”.
Tra i timori, però, quello che il giovane potesse tentare la fuga alla vista della volante. “Abbiamo quindi parcheggiato i nostri mezzi, incluso il furgone, in modo da nascondere l’auto della polizia - aggiunge Pavarin - quando il collega è arrivato gli agenti hanno immediatamente fermato il ragazzo. Nelle tasche aveva ancora i gioielli sottratti alla vittima”.
E il caso non sembra isolato. “Qualche giorno dopo questo fatto il mio collega ha ricevuto una richiesta da un signore che aveva bisogno di essere portato da Monselice alla stazione di Rovigo - conferma - Mentre stava andando là, però, ci hanno contattato i carabinieri chiedendo se avessi avuto richieste anomale o se avessimo notato persone ‘strane’. Alla fine si è scoperto che quell’uomo stava cercando di scappare dopo aver fatto un furto proprio in quella zona”.
Il gruppo di tassisti ha voluto ringraziare le forze dell’ordine per la presenza la tempestività con cui sono intervenuti. “Abbiamo però chiesto un incontro con il sindaco perché pensiamo sia necessario rafforzare la sicurezza soprattutto in quella zona - conclude Pavarin - Troppo spesso vediamo, e segnaliamo, persone e situazioni dubbie, inclusa la presenza di taxi abusivi. Ci hanno esteso l’orario di servizio ma noi dopo una certa ora ce ne andiamo a casa. Ormai abbiamo timore a girare da soli dopo una certa ora. Non ci sentiamo più tranquilli”.
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