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veneto
05.03.2026 - 08:00
Sarà una nuova perizia medico-legale, da svolgersi nell’ambito di un incidente probatorio e nel contraddittorio tra le parti, a fare luce sulla morte del piccolo Mattia Coada, il bambino del Lido di Venezia deceduto nel 2023 all’età di otto anni. Dopo l’opposizione presentata dalla famiglia alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura, il procedimento è stato riaperto nei confronti di quattro medici dell’ospedale civile Ss. Giovanni e Paolo di Venezia.
Il nuovo pubblico ministero titolare del fascicolo, Giorgio Gava, ha disposto ulteriori accertamenti investigativi, tra cui la trascrizione delle conversazioni telefoniche intercorse tra i sanitari nelle fasi ritenute più rilevanti dell’assistenza prestata al bambino. Successivamente è stata avanzata al giudice per le indagini preliminari la richiesta di una perizia finalizzata ad accertare le cause anatomiche del decesso e l’eventuale presenza di profili di responsabilità penale.
Il collegio peritale che sarà nominato dovrà verificare l’eventuale sussistenza di condotte caratterizzate da negligenza, imprudenza o imperizia, nonché il rispetto delle linee guida e delle buone pratiche clinico-assistenziali, individuando anche possibili responsabilità personali.
Nel frattempo è stata archiviata la posizione del primario del reparto di Pediatria e di un anestesista, mentre restano sotto indagine due pediatri e due anestesisti in servizio nella struttura sanitaria veneziana. Le loro condotte saranno ora oggetto degli approfondimenti tecnici disposti dall’autorità giudiziaria.
La riapertura del caso è arrivata dopo l’opposizione dei legali della famiglia del bambino alla precedente richiesta di archiviazione formulata dalla Procura. I consulenti nominati dai familiari hanno infatti presentato una ricostruzione alternativa rispetto a quella elaborata inizialmente dai consulenti dell’accusa, evidenziando presunte criticità nella gestione clinica del paziente.
Il giudice per le indagini preliminari Carlotta Franceschetti, pur archiviando alcune posizioni, aveva disposto la prosecuzione delle indagini, concedendo alla Procura quattro mesi di tempo per ulteriori approfondimenti.
Parallelamente al procedimento penale, i legali della famiglia hanno avviato anche un’azione risarcitoria nei confronti dell’Ulss 3 Serenissima, ipotizzando una responsabilità di natura strutturale legata all’assistenza sanitaria prestata. L’esito della nuova perizia sarà determinante per gli sviluppi dell’inchiesta giudiziaria.
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