VOCE
IL CASO
05.03.2026 - 20:00
Cardinale, “voce” della corte austriaca al Sacro collegio romano, membro del Concilio Vaticano I, ma soprattutto rodigino: Pietro Silvestri fu addirittura indicato da re Vittorio Emanuele II come candidato ideale, per il neonato Regno d’Italia, al papato. Ma se tanti furono i meriti in vita, riconosciuti da tutti, lo stesso non si può dire dopo la morte; se qualcuno se lo ricorda, sicuramente non è per la sua tomba, dato che versa in condizioni pietose nel cimitero di viale Oroboni. In fondo, sono trascorsi appena due anni dalla grande mostra a palazzo Roncale che ne aveva ricordato l’incredibile eredità per Rovigo (dato che assieme al fratello Girolamo, aveva destinato il patrimonio familiare della pinacoteca e biblioteca al Seminario e all’Accademia dei Concordi) eppure al visitatore intenzionato a vederne le spoglie, si apre ora uno scenario dissestato e pericolante.
La tomba, nella parte sinistra dell’emiciclo neoclassico del cimitero, che ospita anche il loculo del fratello e dei genitori, presenta gravi infiltrazioni di umidità che hanno fatto saltare gli intonaci e danneggiato le lastre tombali, per non parlare degli strati di sedimenti del tempo che hanno annerito il busto della nicchia centrale, appena sotto lo stemma famigliare del leopardo rampante. Poco più avanti, proseguendo verso destra, la situazione non migliora: dal soffitto si sono staccati gli intonaci - che ora giacciono a terra - facendo intravedere il sottotetto e offrendo riparo ai piccioni, tra sporcizia e calcinacci. E se il detto recita “mal comune, mezzo gaudio”, non sono esenti nemmeno le altre sepolture dei “grandi” della città, a cominciare dal primo dei suoi sindaci, il conte Domenico Angeli, passando poi alle famiglie Gobbatti, Casalini e Manfedini. Insomma, un Pantheon illustre, popolato da erbacce e calcinacci, che da fuori è transennato e inaccessibile da anni. Anni in cui, secondo l’assessore ai lavori pubblici, Lorenzo Rizzato, “la situazione è diventata vergognosa, per tanto tempo non è stata eseguita la dovuta manutenzione. Siamo a conoscenza della situazione, abbiamo già fatto vari sopralluoghi sia io come assessore che con l'ufficio tecnico. Stiamo cercando risorse e finanziamenti per mettere in sicurezza e dare dignità alle persone che vi riposano. Dalle prime analisi effettuate, la cifra necessaria è superiore al mezzo milione di euro, si tratta di interventi strutturali e conservativi, ribadisco la necessità di un investimento enorme”. A rendere ancora più impellente la vicenda è anche l’imminente uscita del volume che riunisce gli atti del convegno organizzato proprio in occasione dell’esposizione al Roncale, un monito per intervenire, un po’ come la clessidra con le ali che campeggia sulla lapide di don Pietro: il tempo scorre.
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