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Dopo il furto, resta la rabbia

L’effigie era stata rimossa dalla teca. Ieri è tornata nel suo sito in santuario

Dopo il furto, resta la rabbia

Tornata nella sua sede la Madonna Nera nel Santuario della Beata Vergine del Pilastrello di Lendinara dopo che in seguito al furto, i frati l’avevano rimossa dalla teca e le avevano prestato tutte le cure, compreso un cambio d’abito.

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A chiesa aperta, dei malviventi giovedì scorso, ignoti hanno infatti rotto il vetro della teca che custodisce la statua della Madonna Nera e hanno portato via gli ex voto d'oro che erano stati posti sul simulacro dai fedeli. E' attesa una celebrazione di riparazione per l'evento “vergognoso, umiliante e terribile”, come lo ha definito il Sindaco Francesca Zeggio. Grande il dispiacere del primo cittadino per la profanazione del simulacro, oggetto di devozione non solo per i lendinaresi. "Mi auguro che le Forze dell'Ordine riescano a trovare e punire queste persone senza cuore e senza fede, senza timor di Dio".

Un evento che purtroppo non è nuovo nel Santuario, ma replica il furto già perpetrato ai danni della Madonna Nera nel dicembre 2016, anche in quel caso di giorno, e anche in quel caso derubandola di tutti gli ex voto dei fedeli. Ferma è arrivata anche la condanna della Diocesi per il furto commesso al Santuario di Lendinara, una ferita per tutta la comunità. Il Vescovo della diocesi di Adria-Rovigo, mons. Pierantonio Pavanello, fa sapere che “ha appreso con profonda tristezza e dolore, mentre sta vivendo fuori diocesi un tempo di esercizi spirituali, la notizia del furto avvenuto presso il Santuario di Nostra Signora del Pilastrello di Lendinara. Facendosi voce di tutta la Chiesa che vive in Polesine, il vescovo condanna questo ignobile atto che ha preso di mira ancora una volta (nel 1981 venne rubata l’immagine cinquecentesca e nel 2016 tutti gli ex voto e le corone) l’immagine della Vergine Maria, tanto cara alla pietà popolare, ferendo spiritualmente e negli affetti il popolo credente oltre che la Città di Lendinara, che la onora come patrona, e tutto il Polesine. Esprime, pertanto, vicinanza al Padre Abate e alla comunità dei Monaci olivetani, che da secoli custodiscono la venerata immagine e il Santuario, e a tutta la Città”.

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