VOCE
lendinara
06.03.2026 - 06:19
La Madonna Nera di Lendinara
Un furto sacrilego, quello che è stato perpetrato nella mattinata di giovedì 5 marzo nel Santuario della Beata Vergine del Pilastrello di Lendinara ai danni della Patrona di Lendinara. A chiesa aperta, dei malviventi hanno rotto il vetro della teca che custodisce la statua della Madonna Nera e hanno portato via gli ex voto d'oro che erano stati posti sul simulacro dai fedeli. Poche settimane fa con una celebrazione la città di Lendinara aveva ricordato la propria consacrazione Beata Vergine del Pilastrello, che risale al 10 febbraio 1595.
Il Sindaco Francesca Zeggio denuncia l'accaduto: "E' vergognoso, umiliante e terribile che la nostra Madonna del Pilastrello sia stata profanata, violentata e trafugata dell'oro che ogni fedele ha a lei affidato come ricordo non materiale ma di coloro che ha salvato o lei era devota". Grande il dispiacere del primo cittadino per la profanazione del simulacro, oggetto di devozione non solo per i lendinaresi. "Mi auguro che le Forze dell'Ordine riescano a trovare e punire queste persone senza cuore e senza fede, senza timor di Dio". Un evento che purtroppo non è nuovo nel Santuario, ma replica il furto già perpetrato ai danni della Madonna Nera nel dicembre 2016, anche in quel caso di giorno, e anche in quel caso derubandola di tutti gli ex voto dei fedeli.
Ferma arriva anche la condanna della Diocesi per il furto commesso al Santuario di Lendinara, una ferita per tutta la comunità. Il Vescovo della diocesi di Adria-Rovigo, monsignor Pierantonio Pavanello, fa sapere che “ha appreso con profonda tristezza e dolore, mentre sta vivendo fuori diocesi un tempo di esercizi spirituali, la notizia del furto avvenuto presso il Santuario di Nostra Signora del Pilastrello di Lendinara. Facendosi voce di tutta la Chiesa che vive in Polesine, il vescovo condanna questo ignobile atto che ha preso di mira ancora una volta (nel 1981 venne rubata l’immagine cinquecentesca e nel 2016 tutti gli ex voto e le corone) l’immagine della Vergine Maria, tanto cara alla pietà popolare, ferendo spiritualmente e negli affetti il popolo credente oltre che la Città di Lendinara, che la onora come patrona, e tutto il Polesine".
"Esprime, pertanto, vicinanza al Padre Abate e alla comunità dei Monaci olivetani, che da secoli custodiscono la venerata immagine e il Santuario, e a tutta la Città. Ai malviventi, che hanno compiuto l’atto, rivolge l’appello perché si convertano e restituiscano la refurtiva che, al di là del valore economico, racconta il vissuto di uomini e donne, giovani e anziani, ammalati e sani che hanno donato qualche oggetto prezioso e caro per esprimere il valore alto della propria fede. Il gesto compiuto ferisce cuori già feriti e questo aggiunge ancora più sdegno e dolore. A tutti, con animo paterno, chiede che questa situazione dolorosa possa diventare occasione per crescere ancora di più nella devozione verso la Madre di Dio, vero 'Tesoro dei Lendinaresi' e di tutta la Chiesa, e nella fede verso Cristo le cui parole sono 'più preziose dell’oro, dell’oro più fino'”.
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