VOCE
MEDIO ORIENTE
07.03.2026 - 07:00
La presenza delle basi militari statunitensi in Italia torna al centro del dibattito internazionale dopo l’operazione militare degli Stati Uniti contro l’Iran. Mentre i droni di sorveglianza MQ-4C Triton continuano a decollare e atterrare dalla base siciliana di Sigonella, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ribadito che sull’utilizzo delle installazioni americane sul territorio nazionale «tutti stanno rispettando gli accordi bilaterali».
Il tema è riemerso con forza nelle ultime ore anche sul piano diplomatico. Regno Unito e Spagna sono stati criticati dall’ex presidente americano Donald Trump dopo aver rifiutato a Washington l’utilizzo delle loro basi nell’ambito dell’operazione contro Teheran. La posizione italiana appare diversa: il Paese ospita da decenni diverse infrastrutture militari statunitensi e della Nato, snodi fondamentali nella rete strategica del Mediterraneo.
In Sicilia, la Naval Air Station di Sigonella rappresenta uno dei principali hub della Us Navy nell’area mediterranea. Da qui partono missioni di sorveglianza e ricognizione affidate ai droni a lungo raggio, impiegati per monitorare vaste aree del Medio Oriente e del Nord Africa. A poche decine di chilometri, la base navale di Augusta Bay garantisce supporto logistico alle unità statunitensi in transito, assicurando rifornimento e manutenzione alle navi impegnate nelle operazioni nel Mediterraneo.
Nel Nord Italia, la base aerea di Aviano, in Friuli-Venezia Giulia, costituisce uno dei principali punti operativi dell’Us Air Force in Europa. L’infrastruttura, concessa agli Stati Uniti dal 1955, è utilizzata congiuntamente con l’Aeronautica militare italiana. Nei giorni scorsi oltre dieci caccia F-16 del 31° Stormo sono stati trasferiti verso il Medio Oriente. Secondo indiscrezioni, proprio Aviano potrebbe diventare il centro per la manutenzione dei velivoli impiegati nelle operazioni, ritenuto più sicuro rispetto alle strutture presenti in Qatar.
Un altro tassello della presenza militare americana si trova a Vicenza, dove la Caserma Ederle e Camp Del Din ospitano la 173ª Brigata Aviotrasportata dell’esercito statunitense. Dal 2016 l’area accoglie anche reparti della United States Army Africa, struttura strategica per il coordinamento delle operazioni nel continente africano e nelle aree limitrofe.
Tra Pisa e Livorno sorge invece Camp Darby, uno dei più grandi depositi logistici degli Stati Uniti fuori dal territorio americano. Qui sono stoccate munizioni e materiali bellici destinati alle operazioni militari in Europa, Nord Africa e Medio Oriente, comprese bombe e missili utilizzati dall’aviazione statunitense. Non si esclude che nelle ultime settimane siano già iniziati movimenti di equipaggiamenti verso altri teatri operativi.
Completa la rete la base di Napoli-Capodichino, sede della Naval Support Activity Naples, struttura di supporto della United States Navy che svolge funzioni di comando e coordinamento per le attività navali statunitensi nel Mediterraneo.
Il governo italiano ribadisce tuttavia che non esiste al momento alcuna richiesta formale di utilizzo diretto delle basi per operazioni di guerra. «Non c’è un tema di basi da concedere», ha spiegato il ministro della Difesa Guido Crosetto intervenendo alla Camera dei Deputati. «Se dovessero emergere richieste di questo tipo ne discuteremmo, ma oggi non è accaduto. L’Italia non è in guerra e non è stata coinvolta. Il nostro obiettivo resta gestire e mitigare, insieme alle nazioni alleate, le conseguenze di un conflitto che preoccupa l’intera comunità internazionale».
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