VOCE
Venezia
08.03.2026 - 14:39
Un confronto annunciato si trasforma in un caso: il collettivo Sumud interrompe l’incontro con Carlo Calenda, invitato da Futura al Campus di Economia. Precedenti, contesto e reazioni per capire cosa sta succedendo nelle università italiane.
Una porta che si spalanca all’improvviso, un fruscio di striscioni che si srotolano, slogan che rimbalzano contro le pareti in pietra del Campus di San Giobbe: è così che, in pochi secondi, l’incontro con Carlo Calenda a Ca’ Foscari si è trasformato in una prova di tenuta per l’università e, più in generale, per il modo in cui il dibattito pubblico abita le aule italiane. In platea, studenti e studentesse accorsi per ascoltare il leader di Azione; sul palco, i moderatori dell’associazione studentesca Futura; agli ingressi, un gruppo di attivisti del Collettivo Sumud, che con un’azione rapida — un vero e proprio blitz, come l’hanno definito i presenti — ha interrotto l’incontro, costringendo gli organizzatori a sospendere il programma. La scena, documentata in un video del Corriere del Veneto, restituisce un clima carico e una domanda che incombe: come si difende, in università, il diritto di parola senza smarrire il diritto di contestare?
L’appuntamento era nato in un quadro ben preciso: un confronto con Carlo Calenda, ospite di Futura, all’interno delle iniziative di taglio pubblico organizzate tra studenti e docenti del Dipartimento di Economia di Ca’ Foscari. L’ambientazione non è un dettaglio: il Campus di San Giobbe è la sede del Dipartimento di Economia dell’ateneo veneziano, un luogo che negli anni ha fatto da cerniera tra la comunità accademica e la città, ospitando incontri, lezioni aperte e seminari su politiche pubbliche, Europa, mercati e società. Per un leader politico abituato ai palchi delle piazze e delle tv, l’aula universitaria resta un teatro particolare: qui non si cerca il consenso, ma la discussione; non il comizio, ma l’argomentazione.
Secondo quanto riferito dagli organizzatori, l’incontro nasceva dall’idea — ormai consolidata — di offrire agli studenti strumenti per orientarsi tra programmi politici, scelte economiche e scenari geopolitici. In questo solco si colloca da tempo l’azione di Futura, realtà studentesca cresciuta a Ca’ Foscari che, tra il 2025 e il 2026, ha intercettato un pezzo importante della rappresentanza studentesca cittadina e ha promosso cicli di dialogo, confronti e interviste pubbliche con figure del mondo politico e civile. Nelle intenzioni, dunque, niente di eccezionale; nella cronaca, però, un epilogo teso.
Il gruppo che ha fatto irruzione — il Collettivo Sumud — non è nuovo a iniziative di contestazione in ambito universitario. Cartelli, cori, uno striscione comparso in pochi secondi, e una parola d’ordine: interrompere l’incontro per denunciare posizioni ritenute inaccettabili sul Medio Oriente e sul quadro internazionale. L’azione ha colto di sorpresa i presenti, compresi gli stessi organizzatori, che hanno provato a ristabilire la calma per qualche minuto. Quando è apparso chiaro che la discussione non poteva proseguire in condizioni di sicurezza e di ascolto reciproco, l’incontro è stato sospeso.
Per capire il senso della protesta bisogna allargare l’inquadratura: nella stagione seguita all’escalation della guerra a Gaza e alle mobilitazioni della Global Sumud Flotilla, le università venete (e non solo) sono diventate una camera d’eco di tensioni più ampie, dove parole come “genocidio”, “antisemitismo”, “antisionismo”, “cessate il fuoco” scandiscono i cortei e innervano gli interventi nelle assemblee. Dentro questo vocabolario si muove anche Sumud, che rivendica da mesi azioni simboliche e interrompe appuntamenti considerati «di propaganda», percepiti come negatori di diritti e di sofferenze.
Il nome del Collettivo Sumud richiama immediatamente un precedente concreto: l’interruzione dell’incontro con Emanuele Fiano a Ca’ Foscari a fine ottobre 2025. Allora, un’azione simile — striscioni, cori, contestazione dell’ospite — indusse gli organizzatori a sospendere l’evento dopo circa mezz’ora. All’iniziativa seguì un coro di reazioni: la rettrice Tiziana Lippiello richiamò con decisione al principio che «in università tutti hanno diritto di parola, no alle prevaricazioni», mentre Futura — che anche in quel caso figurava tra i promotori — rivendicò l’idea dell’ateneo come luogo di confronto e non di censura.
Quel precedente si chiuse con un gesto istituzionale e simbolico: il 4 novembre 2025, a distanza di una settimana, Fiano tornò in una Ca’ Foscari «blindata» per completare l’incontro, stavolta alla presenza della ministra dell’Università Anna Maria Bernini, delle autorità cittadine e dei rappresentanti della Comunità ebraica veneziana. Fu una giornata densa, con un presidio all’esterno e un dibattito che, una volta avviato, si sforzò di distinguere tra la legittima critica politica e il rifiuto della libertà di espressione. Una lezione che, almeno sulla carta, avrebbe dovuto temperare gli appuntamenti successivi.
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