VOCE
Il lutto
08.03.2026 - 12:03
Una città attonita per la scomparsa improvvisa di un agente stimato: il dolore dei colleghi e le domande che riaprono il tema della cardioprotezione, tra strumenti che mancano e buone pratiche da rafforzare
L’odore del caffè del bar vicino al Comando, le chiavi del servizio ancora infilate nell’anello, il saluto veloce a un commerciante che chiede un’informazione sulla Ztl. È da un fotogramma di quotidianità che Conegliano è stata strappata, quando la notizia della morte improvvisa di Marco Seffino — agente della Polizia Locale — ha attraversato la città nella mattina di sabato 8 marzo. Un malore fulmineo, probabilmente un infarto, e poi quel silenzio denso che cala quando una comunità perde uno dei suoi volti familiari. Non era “solo” un vigile urbano: chi lo ha incrociato ne ricorda la disponibilità, la calma operosa, la capacità di ridurre la distanza — spesso ruvida — tra regole e persone. E ancor prima, la disciplina appresa e insegnata sul tatami del judo, che per molti ragazzi del territorio era diventata, grazie a lui, una grammatica di rispetto e autocontrollo.
Dietro la divisa di Marco Seffino c’era una storia professionale solida e un lato umano altrettanto riconoscibile. Era considerato tra gli elementi di punta della Polizia Locale nel Coneglianese già alla fine dello scorso decennio, quando il suo nome emerse anche nel dibattito pubblico legato al rafforzamento degli organici. In un passaggio di cronaca — riferito alle difficoltà d’organico di allora — il quotidiano locale evidenziava proprio il profilo di Seffino: agente di valore, già distintosi per professionalità e impegno sul territorio, e noto, fuori servizio, come allenatore di judo con il Kodokan e cintura nera, 3º dan. Sono dettagli che aiutano a capire la postura con cui interpretava il lavoro: fermezza, senso delle regole, ma anche ascolto e misura.
Nel ricordo dei colleghi, la sua figura resta legata a una visione pratica della sicurezza urbana: essere presenti, leggibili, utili. Significava conoscere i luoghi, i volti, persino le abitudini delle strade: quelle che aiutano a prevenire più che a sanzionare, a trovare mediazioni più che a inasprire i fronti.
Secondo quanto ricostruito dalla cronaca locale nella giornata di sabato 8 marzo, Marco Seffino è stato colpito da un malore improvviso compatibile con un evento cardiaco acuto. I tentativi di soccorso non hanno potuto invertire l’esito. In poche ore, la notizia si è diffusa tra colleghi, amministratori, commercianti e residenti che lo conoscevano per nome. Le testimonianze raccolte in città restituiscono un profilo coerente: “serio”, “paziente”, “capace di spiegare”, “presente quando serviva”.
Dalle istituzioni locali sono arrivate espressioni di vicinanza alla famiglia e al Corpo della Polizia Locale. In ambienti municipali, dove il tema della sicurezza urbana si intreccia da anni con la questione del sotto-organico, la perdita di una figura esperta pesa anche sull’equilibrio quotidiano del servizio. In passato, a Conegliano come in altri Comuni del Trevigiano, si è lavorato su bandi, mobilità e concorsi per stabilizzare gli organici della Polizia Locale con risultati altalenanti. È un promemoria, oggi, della fragilità operativa che ogni assenza rende visibile.
Chi ha frequentato con lui il mondo del judo racconta che Marco Seffino metteva al centro i principi fondativi della disciplina: rispetto, autocontrollo, responsabilità. Non un vezzo lessicale: sono le stesse parole che definiscono una buona polizia di prossimità. Dal tatami alla pattuglia, la continuità è nella cura del dettaglio e nella gestione delle tensioni quotidiane: liti di condominio, traffico, mercati affollati, incidenti.
La città, oggi, ripensa a quella scuola di carattere come a un’eredità concreta: formare i giovani allo sport, sì, ma anche all’idea che le regole non sono un recinto, bensì un linguaggio comune. È una lezione che resta, e che forse spiega il tono composto — ma profondo — del cordoglio che molti stanno esprimendo.
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