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Rovigo

"Il berretto a sonagli" tra reale e finzione

Sul palco del Sociale Silvio Orlando con la regia di Andrea Baracco

"Il berretto a sonagli" tra reale e finzione

Negli stessi anni in cui imperversava nel mondo la prima Grande Guerra, Luigi Pirandello scriveva quello che è divenuto poi uno dei suoi capolavori teatrali, «Il berretto a sonagli», un testo che suona come una sintesi dei topos letterari dell’autore siciliano. A poterlo vivere, questo fine settimana, è stato il Teatro Sociale di Rovigo, grazie al rifacimento sulla scena per la regia di Andrea Baracco che ha visto Silvio Orlando dare voce a uno dei protagonisti, Ciampa. Nomi che non parlano, ma caratteri che vibrano in un testo che entra, prima di tutto, nella mente degli spettatori prima che nel cuore. Perché il teatro di Pirandello così, un continuo divenire della vita, nel flusso, ponendo una riflessione allo spettatore.

La compagnia che sabato sera (e ieri la replica) ha portato in scena questo capolavoro lo ha reso in tutta la sua bellezza. Parola dopo parola, la conversazione serrata non ha avuto bisogno di esagerazioni, ma di gesti scenici simbolici, all’interno di una scenografia essenziale, bianca, il non colore, quello della vita, non quello della forma che ci si dà. Particolare interesse ha suscitato l’utilizzo degli abiti che, oltre all’estetica, hanno richiamato il noto detto: «I panni sporchi si lavano in casa».

Ed è proprio qui il senso della controversia portata avanti da questo strampalato protagonista, reso nella sua essenzialità tragicomica da Silvio Orlando in scena, accompagnato da attori e attrici d’impatto nella loro resa dei personaggi.

Un tradimento diventa il gancio per arrivare alla grande verità: quante maschere si debbono indossare per farsi accettare in società? È vero, oggi il tradimento è meno impattante, ma quanto suona comunque così attuale questa continua ricerca della maschera perfetta. Ciampa, così come altri personaggi della prosa pirandelliana come Belluca o Vitangelo Moscarda «ha capito il giuoco» ed è proprio avendo compreso questo giuoco che riesce a farvi entrare la protagonista, Beatrice, arrivando a farla credere pazza.

E la pazzia è l’unico vero modo di comprendere che il reale è qualcosa che va oltre, di inconoscibile per davvero, non uguale per tutti. Ed è in questo flusso che si riscopre la vita vera, quella che agli occhi degli altri ci fa scambiare per pazzi. Come Pirandello disse nel suo capolavoro «Il fu Mattia Pascal», tramite Anselmo Paleari: a teatro, occorre ora essere Amleto, non Oreste. Ed è proprio in questo dilemma dell’esistenza che si è mosso Silvio Orlando, dando chiara espressione della lezione dell’umorismo, tanto preziosa per questo nostro tempo attuale.

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