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CULTURA

Oro e argento per il filato più antico

Ritrovato a Giacciano un abito liturgico del cardinale Bentivoglio, che processò Galileo

Oro e argento per il filato più antico

Un dettaglio dello stemma del cardinale

L’istinto di cucire il tempo”, come cantava Lucio Dalla, non è cosa da tutti, oggetti compresi. Rari i casi in cui anche un manufatto può far sospirare. Eppure, è proprio il caso di ricredersi guardando i filamenti e le lamine d’oro e d’argento che incorniciano il tessuto più antico, giunto a noi, della diocesi di Adria Rovigo.

È ora in un restauro conservativo che lo porterà a risplendere come il corredo tessile più prezioso dei beni culturali religiosi del Polesine. Subito torna indietro la linea del tempo per aggiungere direttamente al XVII secolo, e precisamente a Giacciano con Baruchella. Già territorio conteso, fu protagonista delle bonifiche intraprese dalla nobile famiglia ferrarese dei Bentivoglio d’Aragona, ai quali si deve anche la costruzione della chiesa parrocchiale. E sono proprio loro i protagonisti centrali della pianeta oggetto d’attenzione. A campeggiare infatti nella pianeta (l’abito liturgico in uso prima del Concilio Vaticano II), lo stema del cardinale Guido Bentivoglio, uno degli esponenti più illustri della discendenza cittadina estense, ospite in periodo universitario del rodigino Riccoboni e famoso anche per la presenza al processo di Galileo Galilei. “È il paramento più importane della diocesi, non ha assolutamente eguali. Tutto risale - spiega Marco Maran, direttore del Museo diocesano della cattedrale di Adria - a vari anni fa quando incominciamo a catalogare i beni della parrocchia. Si trovò in canonica questo set liturgico costituito da pianeta, stola, manipolo e borsa corporale realizzato nel ’600.

A fine 2025, con la pubblicazione del bando regionale per il restauro dei ‘beni culturali dimenticati con prospettiva di valorizzazione’, abbiamo deciso di candidarci con questo paramento (che ha anche un suo gemello ma in viola). A una prima tornata non siamo risultati vincitori. Tuttavia, con la rinuncia al bando di alcune provincie vincitrici, ritornati nel conteggio, abbiamo vinto aggiudicandoci una generosa somma da parte della regione, alla quale si è aggiunto il contribuito della parrocchia di Giacciano e della diocesi per completare il fondo”. La prospettiva, anticipa Maran, è quella di esporlo nel rinnovato e ampliato museo diocesano, grazie a un restauro certosino condotto in questi mesi da Marta Lorenzetti, restauratrice specializzata in materiali e manufatti tessili, organici e in pelle, tra le più note nel nordest italiano e con al netto 25 anni di attività; suoi, tra i tanti, i restauri del poncho di Garibaldi e degli abiti reliquiari di san Carlo Borromeo.

“Il tessuto utilizzato per il confezionamento del parato è un cannellato in seta e lamina argento con ricami applicati in filato e lamina oro e argento. Le lamine rivestono l’anima in seta: era una tecnica che permetteva di ottenere luci diverse e riflessi dorati. Lo stemma del cardinale è imbottito in una falda di origine vegetale con sopra il ricamo policromo. È un manufatto incredibile e eccezionale rimasto nei cassetti ma a breve, terminata l’estate, sarà pronto per poter essere visto nella nuova sistemazione predisposta al museo”. Insomma, un dizionario non da meno degli altri fatti di pietra o pittura; anzi, un racconto inedito di fili, trame e orditi riflessi nella bagna dorata del barocco; tra motivi decorativi che richiamano storie, volti, vicende, rossi cardinali e lontane vicende romane, ma soprattutto, l’essenza, ancora una volta, del patrimonio polesano.

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