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Ecco le basi americane in Italia

Nord Est cuore strategico della presenza militare Usa

Ecco le basi americane in Italia

Le basi americane in Italia
Nord Est cuore strategico della presenza militare Usa

La presenza militare degli Stati Uniti in Italia disegna una mappa precisa, con il baricentro saldamente collocato nel Nord Est. In questa porzione del Paese si concentrano cinque delle nove principali installazioni americane, tra caserme, centri di intelligence, depositi di munizioni e infrastrutture aeroportuali militari. In quest’area operano quasi diecimila soldati statunitensi, mentre le altre quattro basi sono distribuite tra Lombardia, Toscana, Campania e Sicilia.

Il fulcro di questo sistema è Vicenza, città che ospita alcune delle strutture più rilevanti della presenza militare americana. Qui si trova la caserma Ederle, sede della 173ª Brigata Aviotrasportata, una delle unità più decorate dell’esercito statunitense e storicamente tra le più impiegate nei teatri operativi internazionali. Il reparto, protagonista in passato anche nella guerra del Vietnam con pesanti perdite, rappresenta la prima forza che il Pentagono prenderebbe in considerazione nel caso di un eventuale dispiegamento di truppe in nuovi scenari di crisi, compreso il Medio Oriente.

Nella stessa area operano anche i paracadutisti italiani del Col Moschin e della Folgore, che collaborano con i militari statunitensi nelle attività di addestramento congiunto. L’ultimo ciclo di esercitazioni si è svolto in Germania all’inizio di quest’anno, a conferma di un coordinamento operativo consolidato.

A pochi chilometri di distanza sorge la caserma Del Din, costruita nell’area dell’ex aeroporto Dal Molin. Insieme alla Ederle costituisce uno dei poli militari più importanti della presenza americana in Europa meridionale. Sempre nell’area vicentina si trova anche l’ex struttura Pluto, oggi sede di un centro di intelligence statunitense che coordina operazioni e monitoraggi nell’Europa mediterranea e in particolare nel continente africano. Il complesso, incastonato tra i Colli Berici e caratterizzato da sistemi di sicurezza particolarmente elevati, ospita circa cinquecento militari ed è sede della 207ª Military Intelligence Brigade. In passato il sito avrebbe custodito anche testate nucleari.

Le armi e i materiali bellici sono invece conservati nel deposito del Tormeno, nel territorio di Arcugnano, dall’altra parte della dorsale dei Berici. L’intero sistema militare vicentino mantiene da tempo un livello di sicurezza elevato, con l’allerta classificata come Charlie, il quarto grado su cinque. All’interno della cittadella militare, che coinvolge complessivamente circa ventimila persone tra militari e personale civile, i movimenti sono continui e fanno parte della normale attività operativa.

Sul piano politico, il governo italiano ha ribadito che il Paese non è coinvolto direttamente in alcun conflitto. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato che l’Italia «non è in guerra e non intende entrarci», precisando che qualsiasi eventuale richiesta di utilizzo delle basi militari sul territorio nazionale verrebbe valutata insieme al Parlamento, come avvenuto in precedenti occasioni.

A Vicenza resta comunque alta l’attenzione. Il sindaco Giacomo Possamai ha sottolineato che al Comune non è stata notificata alcuna modifica dei livelli di rischio, ma ha ricordato che l’innalzamento delle tensioni internazionali ha inevitabilmente un impatto su una città che ospita numerose installazioni militari statunitensi. La presenza di obiettivi sensibili rende infatti il territorio particolarmente esposto alle conseguenze delle crisi geopolitiche.

Il rafforzamento delle misure di sicurezza riguarda anche altre basi strategiche. Nell’aeroporto militare di Aviano, in provincia di Pordenone, hub operativo per le missioni aeree nel Mediterraneo e base del 31st Fighter Wing dell’aeronautica statunitense, sono stati intensificati i controlli e aumentate le pattuglie. Il livello di sicurezza si avvicina al grado Charlie, mentre la struttura continua a svolgere un ruolo centrale anche per le operazioni con droni e per la presenza di armamenti nucleari.

Misure analoghe sono state adottate nella caserma Mario Fiore di Motta di Livenza, sede del Cimic Group South, unità Nato incaricata di coordinare i rapporti tra forze militari e contesto civile nei territori delle operazioni. L’attenzione riguarda inoltre la base di Ghedi, nel Bresciano, che ospita un deposito di munizioni e supporta le attività del 52º Fighter Wing statunitense e del VI Stormo dell’Aeronautica italiana nell’ambito delle missioni Nato.

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