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L'intitolazione scatena lo scontro

Giardini pubblici intitolati a Ramelli: si accende il confronto

L'intitolazione scatena lo scontro

L’annunciata intitolazione dei giardini pubblici di via Mascagni a Sergio Ramelli apre il confronto politico in città. La proposta di deliberazione presentata in giunta prevede di dedicare l’area verde al giovane studente milanese, militante del Fronte della Gioventù, morto nel 1975 dopo un’aggressione avvenuta nel clima di forte contrapposizione politica degli anni Settanta.

Nel testo dell’atto si sottolinea come la vicenda di Ramelli rappresenti una delle pagine più dolorose della storia repubblicana segnata dalla violenza ideologica e come l’intitolazione voglia essere un gesto simbolico per promuovere la memoria e il rifiuto di ogni forma di estremismo. L’amministrazione ha spiegato che l’iniziativa intende rafforzare i valori del rispetto della persona, del pluralismo e del confronto democratico, accompagnando l’eventuale inaugurazione con un momento istituzionale di riflessione dedicato alle vittime della violenza politica. Sul tema interviene anche il movimento civico Ibc, che invita l’amministrazione a una scelta più inclusiva: “La memoria non divida - afferma il direttivo del movimento - se si intende dedicare uno spazio pubblico a una delle tante vittime della violenza politica e del terrorismo che hanno segnato gli anni Settanta, riteniamo opportuno che la commemorazione possa essere condivisa da tutti, senza distinzione di appartenenza politica delle vittime o matrice ideologica dei responsabili”.

Ibc richiama il contesto storico degli anni di piombo, iniziati con la strage di piazza Fontana del 1969 e proseguiti tra attentati e omicidi che hanno colpito l’intero Paese: “Ricordiamo tutte le vittime anche quelle che non erano impegnate politicamente. Tra le persone uccise nella strage della stazione di Bologna c’era anche una giovane polesana di Rosolina”. Per questo il movimento civico propone una soluzione alternativa: intitolare quello spazio a tutte le vittime del terrorismo e della violenza politica, così da evitare che la commemorazione venga percepita come legata a una sola parte.

Critico anche il circolo del Partito democratico cittadino, che chiarisce però di non essere contrario alla memoria di Sergio Ramelli: “Non siamo così poco avveduti da opporci all’intitolazione di un luogo che ricordi Sergio Ramelli, ma questa polemica dura da decenni e la giunta di Adria arriva buona ultima”. Secondo il Pd, il rischio è che l’iniziativa venga presentata come una “rivincita” o un “trofeo” politico. Nel comunicato si parla di un possibile tentativo di “sdoganamento dell’estrema destra locale” e si sottolinea come l’annuncio dell’iniziativa sia arrivato dal vicesindaco Federico Simoni e non dal sindaco Massimo Barbujani, “di famiglia notoriamente antifascista”.

Il partito propone invece che l’eventuale intitolazione diventi l’occasione per un approfondimento storico più ampio sugli anni di piombo: “Dalla strategia della tensione alle stragi, dal terrorismo rosso e nero al caso Moro, fino al ruolo della P2 e dei servizi deviati”. Il Pd invita inoltre a riflettere anche sulla storia del territorio polesano in quegli anni, ricordando come alcune figure coinvolte nelle vicende delle stragi, tra cui quelle di Piazza Fontana, Bologna e Brescia, avessero origini nel territorio. Infine i democratici chiedono che questo percorso di approfondimento possa tradursi in iniziative culturali e storiche promosse dal Comune, confidando anche nel contributo della biblioteca civica e del suo referente, il professor Paolo Rigoni.

Fe. Vi.

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