VOCE
Coldiretti
11.03.2026 - 19:00
“Coltiviamo l’inclusione con gli interventi assistiti con gli animali”: questo il titolo dell’incontro che si è svolto ieri mattina a Casa Veneto, nello spazio della Regione del Veneto a Cortina d’Ampezzo in occasione delle Paralimpiadi invernali 2026, secondo appuntamento promosso da Coldiretti Veneto dedicato al valore sociale dell’agricoltura. Una giornata di confronto che ha riunito esperienze di aziende agricole, professionisti e operatori del settore per raccontare come le fattorie didattiche e sociali possano diventare luoghi capaci di accogliere fragilità e trasformarle in opportunità.
Nella carrellata di esperienze di agricoltura didattica che, attraverso la presenza degli animali in fattoria, favoriscono percorsi educativi, terapeutici e di inclusione per bambini, famiglie e persone con fragilità, anche due esempi virtuosi polesani.
Come l’esperienza della Fattoria Didattica Bellotti di Trecenta, raccontata da Luca Bellotti, che ha presentato l’esperienza dell’Agrizoo come parco rurale educativo: “Nella campagna si fondano valori che la comunità ha dimenticato - ha spiegato Bellotti - e l’agricoltura può diventare uno strumento di integrazione”. Le fattorie didattiche, però, operano spesso con difficoltà e avrebbero bisogno di una normativa più favorevole. “Nella maggior parte dei casi non sono attività nate per arricchirsi - ha aggiunto - ma rischiano di essere mortificate”.
Tra le testimonianze anche quella dell’azienda agricola La Bocalina di Adria, presentata da Silvia Bertazzo, impegnata in progetti inclusivi tra apicoltura, biodiversità e collaborazione con la cooperativa Il Mosaico di Adria, che ha raccontato il lavoro di avvicinamento agli animali basato sull’empatia e sul rispetto dei loro tempi. “Osservando come stanno e come reagiscono - ha spiegato - capisco se sono pronti o se hanno bisogno di tempi diversi”. Un approccio che aiuta anche le persone a rispettare i propri ritmi. In un caso, ha ricordato, dopo un incidente in fattoria è stato proprio un coniglio a diventare elemento di supporto e relazione. La terra può anche diventare strumento di cambiamento e di consapevolezza delle esigenze del territorio. “Ho capito che vicino a me c’erano realtà che avevano bisogno - ha poi raccontato - e ho scelto di mettere al centro non solo la terra, ma anche le persone che la abitano”. In alcuni casi la scelta nasce anche da motivi personali, come problemi di salute che spingono a cambiare stile di vita e a intraprendere un percorso più impegnativo ma più sostenibile. “Non servono grandi terre - è stato detto - basta osservare quello che ci circonda”.
Ad aprire l’incontro Valentina Galesso, presidente di Donne Coldiretti Veneto, che ha sottolineato come l’agricoltura possa essere uno spazio autentico di benessere e sviluppo personale. A chiudere la giornata, invece, Gerardo Forina Rampolla, direttore Coldiretti Rovigo, che ha sottolineato l’importanza di momenti come questo per dimostrare come l’agricoltura possa svolgere un ruolo attivo nel sociale. Nel corso dell’incontro è emersa anche una criticità: la mancanza di fondi dedicati per sostenere e sviluppare queste attività.
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